in foto: Foto di Nemanja Perisic

La storia di Filippo Margheri l'ha sintetizzata molto bene Federico Guglielmi nella sua rubrica "La Torre di babele" di martedì scorso. La storia, cioè, di un musicista che partito con un gruppo che si chiamava Miir s'è ritrovato ad essere per due anni la voce di una delle band storiche italiane, i Litfiba. Chiamato da Ghigo Renzulli alla voce della band, Margheri si è dato anima e corpo a un progetto che, seppur lontano da quello che erano i fasti degli anni 80/90, voleva ritagliarsi comunque un importante spazio nel mondo del rock nostrano. Due anni in cui Margheri ha suonato con la band e scritto due di quelle che dovevano essere le canzoni ("Sepolto Vivo" e "La Rabbia in Testa") di un album che, però, non vedrà mai luce dal momento in cui Ghigo e Pelù hanno deciso di riformare i Litfiba vecchia maniera.

Margheri, ovviamente, ha continuato a fare quello che sapeva e gli piaceva fare, ovvero suonare, ed è così che nasce "InDipendenza" il nuovo album da solista del cantante che porta con sé vecchi amici (Martin Minelli alla chitarra, Duccio Griffini al basso, Matteo Bonini alla batteria) e nuovi componenti come Filippo Benesperi alle tastiere. La canzone, spiega lo stesso Margheri, "è introspezione profonda dell'uomo che interroga il suo Io e il suo Dio".

In attesa di capire quale sarà il percorso che prenderà il nuovo album, Fanpage vi mostra il ritorno del musicista presentandovi il video in anteprima di "scusa Signore".