È morto il 6 maggio Pierino Munari, storico batterista italiano, originario di Frattamaggiore e diventato, nel tempo, una delle eccellenze musicali italiano mescolando le arti – ha suonato in tantissimi film acclamati – e i generi, passando dal jazz allo swing fino al pop. Una carriera che lo ha visto collaborare con alcuni dei maggiori artisti italiani e internazionali, suonando ne Il Padrino – Parte III, ma anche con Johnny Dorelli, Lucio Dalla, Paul Anka, Rita Pavone, Gino Paoli, Renato Carosone, Milva e Gianni Morandi. Il musicista, che aveva quasi 90 anni – li avrebbe compiuti il prossimo settembre – ha lavorato, a inizio carriera, con alcune orchestre militari che hanno contribuito in maniera fondamentale alla sua formazione jazz, finché col padre Tommaso e i fratelli Armando e Gegè  mise su l'Orchestra Munari che risultò fondamentale per lo sviluppo dello swing in Italia e in seguito suonerà in diverse edizini del festival di Napoli, ma anche a sei edizioni del Festival di Sanremo e ai più importanti festival jazz mondiali, oltre a suonare la batteria nel primo tour mondiale di Domenico Modugno.

Era chiamato "L'uomo dal polso d'oro"

Definito "L'uomo dal polso d'oro", Munari può vantare, nel suo curriculum, oltre 500 film (tra cui capolavori come "Ultimo tango a Parigi", "C’era una volta in America", "Amarcord", “8½”, "Papillon", "Il sorpasso", "Sacco e Vanzetti", "Una giornata particolare","Anonimo veneziano", "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", "I soliti ignoti", "C’era una volta il West", "Divorzio all’italiana") e la direzione da parte dei maggiori maestri italiani e internazionali tra cui il Premio Oscar Ennio Morricone, Jerry Goldsmith, Nicola Piovani, Luis Bacalov, Armando Trovajoli).

L'omaggio di Ennio Morricone.

Proprio Ennio Morricone lo ricorda così: "La morte di Pierino Munari mi rattrista profondamente. È stato un grande percussionista e ha lavorato con me parecchi anni. Quando le nostre strade si separarono, sentii la sua assenza, sia dal punto di vista umano che artistico, perché ha rappresentato un momento importante della mia vita professionale. Era una persona perbene, affettuosa. Mancherà, ne sono certo, a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Credo di avergli dato tanto, ma anche lui ha dato tanto a me”.

L'omaggio di Tullio De Piscopo.

Anche un altro maestro della batteria italiana, ovvero Tullio De Piscopo, ha voluto rendergli omaggio

Pierino fa parte della mia infanzia e, in qualche modo, ha influenzato anche la mia storia. È stato davvero uno di famiglia e lo vedo tutti i giorni: salgo le scale di casa, infatti, e osservo sempre una foto che lo ritrae con mio padre Giuseppe alle percussioni, mentre Gloria Christian canta “Cerasella” in un Festival di Napoli di fine Anni Cinquanta al Teatro Mediterraneo, quando allora c’era il primo palco girevole del mondo, con Carletto Esposito direttore d’orchestra. Era una bella persona, non l’ho mai sentito criticare un collega (cosa assai rara nel nostro ambiente). Era da un po’ che non ci vedevamo, ma era sempre un piacere ritrovarci a cena a Roma, dove abitava. Come musicista era straordinario, è stato il primo batterista partenopeo che ha portato il suo sapere oltre la Campania. È riuscito, tramite la musica, a far conoscere ovunque il ritmo dei napoletani. Era un grande solista che ha partecipato a colonne sonore indimenticabili, lavorando con maestri come Trovajoli o Morricone, giusto per citare due nomi. Ma tutti i più grandi hanno avuto il privilegio e la fortuna di potere stare al suo fianco. È stato un pilastro della Rca. Gli vorrò bene per sempre