Un altro fronte di guerra contro Spotify è stato aperto da Taylor Swift, la cantante più in voga del momento. La Swift, che ha da poco pubblicato il suo quinto album "1989", infatti, ha deciso di togliere dalla nota piattaforma di streaming tutto il suo catalogo, presente fino a ieri. La cantante aveva deciso di non inserire sulla piattaforma il suo ultimo album, ma si pensava fosse semplicemente una mossa di marketing, così da obbligare chi volesse ascoltarlo a comprarlo, ma ieri è arrivata la decisione definitiva. Per ascoltare la discografia della cantante, insomma, bisognerà comprarla, non basterà un abbonamento ai servizi di streaming. Chi segue la cantante, probabilmente, non sarà sorpreso da questa decisione, che viene a qualche mese da un editoriale sull'industria musicale, molto discusso, pubblicato dal WSJ, in cui, tra le altre cose, la cantante spiegava bene il valore che dava alla musica. Valore economico. "La musica è arte e l'arte è importante e rara. Sono poche cose quelle che hanno valore. È per le cose che hanno valore bisogna pagare. Credo che la musica non dovrebbe essere gratuita" ha scritto la Swift dopo aver spiegato che lei non appartiene a quelli che credono che predicono "il crollo delle vendite musicali e l'irrilevanza dell'album come entità economica". Un discorso che andava contro quella che era la tendenza del mercato, che in questi ultimi anni – numeri alla mano – ha dimostrato come lo streaming sia uno dei pochissimi – e sicuramente il più influente – mezzo nelle mani dell'industria per non sprofondare. La vendita dei supporti fisici, infatti, è in caduta libera, così come quella dei download digitali, che l'anno scorso, per la prima volta, hanno visto un segno negativo (e i dati fino ad oggi dicono che il trend negativo continua).

Ma questo non è bastato per convincere la cantante a non abbracciare la causa della guerra contro lo streaming che vanta tra i suoi "soldati" gente come Thom Yorke e AC/DC. Forte di 700 mila copie vendute nei primi due giorni e una previsione di vendita di un milione e trecento mila copie (stima Billboard), infatti, la cantante può, onestamente, ciò che vuole. I suoi, infatti, sono numeri che non si vedono da anni e arrivano subito dopo che è uscito un report in cui si spiegava come nessun album (compilation a parte) aveva ancora raggiunto il milione di copie venduto (disco di platino) e come il primo album del 2014 nella classifica dei più venduti fosse "Ghost Stories" dei Coldplay, quarto dopo la colonna sonora di "Frozen", l'omonimo di Beyoncé e "Pure Heroine" di Lorde. E proprio i Coldplay erano la band che deteneva il record di vendite in una settimana (383.000), battuto dall'ex star del country.

Già in passato la cantante aveva attuato una strategia simile, non rendendo disponibile l'album "Red" dal catalogo di Spotify, in occasione del suo lancio. Ma poi l'album fu rimesso sulla piattaforma, raggiungendo i vecchi album che erano rimasti sempre disponibili. Spotify ha risposto alla decisione della cantante con un post "innamorato" sul proprio sito

Amiamo Taylor Swift e anche i nostri 40 milioni di utenti la amano. Quasi 16 milioni di loro hanno ascoltato le sue canzoni negli ultimi 30 giorni e lei è inserita in oltre 19 milioni di playlist.

Speriamo che cambi idea e si unisca a noi nella costruzione di una nuova economia musicale che funzioni per tutti. Crediamo che i fan debbano avere la possibilità di ascoltare la musica dove e quando vogliono e che gli artisti abbiano il diritto assoluto di essere pagati per il loro lavoro e protetti dalla pirateria. È per questo motivo che paghiamo il 70% dei ricavi alla comunità musicale.

PS Taylor, eravamo entrambi giovani quando ci siamo incontrati per la prima volta, ma oggi ci sono più di 40 milioni di noi che vogliono che tu stia stia stia. È una storia d'amore, dicci semplicemente sì. Sì.

Chissà se il cuore della cantante americana si scioglierà di fronte a questa dichiarazione d'amore. Ne dubitiamo. Anzi, chissà, come si chiede anche l'AP se questa mossa della Swift non possa avere a sua volta un effetto valanga, portando altri colleghi a fare lo stesso passo. Un passo, sia chiaro, che ad oggi possono permettersi quelli (pochi) che vendono tanto senza lo streaming.