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Il dramma di Pete Doherty: “L’alternativa alla riabilitazione era ammazzarmi”

Pete Doherty ha scritto una lettera a “The Independent”. Ha raccontato gli anni da tossicodipendente e la decisione di chiedere aiuto: “L’unica alternativa era ammazzarmi. Ero a fine corsa”. Ora che sta meglio si propone di aiutare altre persone che lottano con la dipendenza da droghe.
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A cura di D.S.
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Pete Doherty sembra essere finalmente libero dalle sue dipendenze. Un periodo di rehab in Thailandia è stato provvidenziale per lui, che finalmente sembra essere riuscito a riprendere le redini della sua vita. Ora ha intenzione di aiutare chi si trova ad affrontare gli stessi problemi. L'artista ha scritto una lunga lettera a "The Independent", tramite la quale ha raccontato gli anni da tossicodipendente. Il primo spinello è arrivato a 16 anni:

"Avevo 16 anni quando qualcuno mi ha offerto uno spinello e mi ha detto: "Ti piacerà, ti farà ridere". Era cannabis, e in realtà mi ha fatto sentire solo un po' nauseato. A 17 o 18 anni, mi sono trasferito a Londra."

Così Pete Doherty inizia a raccontare il suo approccio con quello che definisce "il misterioso mondo delle droghe". Spiega che in giro trovava di tutto ma è sempre stato attratto dall'eroina:

"Per me non era una sporca droga di strada, era la pozione magica di cui avevo letto. Era Kubla Khan, Thomas DeQuincy, Oscar Wilde: era un aspetto del loro mondo che mi attraeva."

Aveva 22 o 23 anni quando si è avvicinato all'eroina per la prima volta, si è messo a letto aspettandosi i sogni straordinari di cui aveva tanto sentito parlare. A 10 anni di distanza, però, il risultato è stato ben diverso. Come lui stesso racconta, si è ritrovato ad essere una persona confusa, che desiderava smettere ma non ci riusciva. Poi è arrivata la svolta:

"Fino ad oggi per me la riabilitazione era sempre stata una costrizione, mi dicevano: “O stai qui o finisci in galera”. Ora è la prima volta che sento di essere nel posto dove voglio stare, e che voglio davvero ripulirmi. Ho pensato a lungo alla mia vita, agli amici andati via, alle opportunità e ai soldi sprecati, anche alla relazione distrutta con i miei figli, che ho visto solo una volta. Non ce la facevo più. Se non avessi trovato aiuto l’unica alternativa era ammazzarmi. Ero a fine corsa.”.

Ora sta meglio:

"Finalmente sto bene: sono in un posto pieno di pace e di gente di cui mi posso fidare. Qui la celebrità non c’entra nulla: c’è soltanto un tossicodipendente che dà speranza ad un suo simile. Chi ce la fa cambia la sua vita e ti dice: “Vedi, l’ho fatto io, puoi farcela anche tu”. A tante persone farebbe bene stare qui, non si lascerebbero sfuggire quest’occasione, se solo ne avessero i mezzi. A chi sta lottando contro una dipendenza dico solo una cosa: non mollate, perché guarirete. Non importa quanti danni abbiate fatto, c’è sempre una via d’uscita. Basta chiedere aiuto".

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