in foto: Francesco Gabbani (LaPresse/ Matteo Rasero)

"Mezza Italia vi ha guardato e l'altra mezza ha passato una bellissima serata. Non è vero, manco l'altra si è divertita". Crozza scherza, ma quando fa dire a Mattarella che dovrebbero essere loro a formare il nuovo Governo quasi quasi viene il pensiero che non abbia tutti i torti. Dopo un inizio come quello di ieri con oltre 13 milioni di italiani davanti allo Spettacolo per antonomasia, Conti e la De Filippi possono dirsi qualcosa in più che soddisfatti e alla faccia dell'ironia e delle critiche alle canzoni, i veri vincitori sono loro, padroni della prima serata nazional popolare, che mescolano un po' di populismo (l'impiegato che non ha mai preso un giorno di vacanza, ma perché?), un pizzico sentimentalismo, qualche risata e, ovviamente, la musica.

Ma ovviamente liquidare così un fenomeno come quello messo su da Conti sarebbe molto più che stupido, perché Sanremo è una perfetta macchina da guerra, costruita, innanzitutto, per non avere contro programmazione, essere l'unico programma in grado di mettere un gruppo di cantanti più o meno conosciuti sullo stesso palco e creare un'aspettativa incredibile attorno a ospiti variegatissimi che spaziano dagli attori che devono pubblicizzare l'ultimo film al calciatore famoso, passando per il cantante che, vista la fama, a Sanremo non va più in gara. Una macchina perfetta, uno spettacolo costruito alla perfezione in cui Conti è il perfetto padrone di casa, simpatico, professionale, competente, anche quando è costretto a fare gag non proprio fantastiche o domande un po' banali (ma meno degli scorsi anni) agli ospiti.

E poi c'è Maria, perfetta nel suo aplomb, che mantiene perfettamente il ruolo da protagonista e che lei Sanremo potrebbe presentarlo domani replicando numeri da record. Maria arriva su Rai Uno e fa quello che deve fare e sa fare, confermando anche stasera il perché sia una delle donne più amate della tv italiana, in grado di prendersi in giro e stare anche ai baci sulle labbra degli ospiti, mostrando anche il lato autoironico.

Una perfetta macchina da guerra che alla fine fa passare in secondo grado l'idea che le 22 canzoni siano le migliori arrivate quest'anno a Conti, perché se fosse realmente così o i migliori se ne stanno veramente lontani, oppure abbiamo qualche problema (e no, alla faccia della facile ironia, di bella musica in Italia ne gira tantissima). E così a salvare le sorti sono alcuni giovani, da Sergio Sylvestre che, spogliato dai pregiudizi talent, mostra una voce potentissima e un pezzo che potrebbe ambire alle posizioni alte, oppure un Francesco Gabbani che forse le posizioni altissime non le vedrà, ma che ha un pezzo che si distacca dal lotto, con una scelta e una varietà di parole che in altri brani non si vedono, un ritmo che ricalca la formula vincente di "Amen" dello scorso anno (e anche quel maglione arancione ci stava tutto) e soprattutto un messaggio (contro le mode tecnologiche che ci annichiliscono) che risulta ironico e non stantìo, o anche Raige e Giulia Luzi che forse sono sconosciuti ai più (la Luzi ha fatto i Cesaroni, ma nel frattempo è cresciuta, mentre Raige è un rapper conosciuto) – cosa che scontano a fine serata – ma che hanno portato un pezzo che prova un po' a sparigliare, sia per il testo, che abbatte un po' quella consuetudine cuore-amore, sia per un Raige che si diverte a rappare senza problemi di sorta su quel palco.

Per il resto Masini conferma le nostre prime impressioni, Nesli e la Paba hanno un pezzo super sanremese che potrebbe sorprendere, Zarrillo, D'Alessio e Chiara fanno il proprio, ma questo non sempre è abbastanza, Bravi potrebbe essere una delle sorprese con un pezzo che non rischia tantissimo, ma ha la giusta dose di pop ed elettronica, mentre alla Turci che le vuoi dire se non che conferma la propria classe? Un po' come la Mannoia, ieri.

Ma anche i giovani intesi come "Nuove proposte": alcuni di loro, se non tutti, infatti, avremmo potuti tranquillamente vederli esibirsi tra i Big vista la qualità delle canzoni rispetto alla media generale e dispiace non poco veder eliminati i pezzi di Marianne Mirage e Braschi (non foss'altro, per quanto lo riguarda, che è stato oggetto delle critiche inutili di Salvini), senza nulla togliere a Guasti e Lamacchia. È un peccato veder uscire la Mirage che è una promessa della musica italiana, con un testo scritto da uno dei migliori autori che abbiamo, ovvero Francesco Bianconi, leader dei Baustelle, e un cantautore che, come detto, dietro a un titolo che pare una filastrocca (e che alcuni sanno ricalcare il titolo di un libro da cui si è ispirato)

Insomma, se l'anno prossimo non si trovano pezzi validi, beh, promuoviamo qualcuno dei giovani che tanto sono più noti, e talvolta bravi, di alcuni dei Big. Menzione speciale per Giorgia che, piaccia o meno, ha una classe immensa e una voce che, per citare la Cortellesi, può cantare anche gli annunci di compra vendita dei giornali.