Lucio Battisti e Giulio Rapetti, in arte Mogol, pubblicavano il 15 ottobre del 1970 una delle canzoni più famose della musica leggera italiana: "Emozioni". Il brano è la title track dell'album, frutto di una collaborazione tra due autori che riuscivano a completarsi. Mogol dichiarò nel suo libro "Il mio amico Lucio Battisti" che il suo compito era quello di tradurre in parole la musica composta da Battisti. Una canzone che parla delle emozioni più intime dell'artista, il vissuto che diventa frustrazione nei confronti di un fallimento.

Il significato di Emozioni

Il brano fotografa i diversi tratti dell'animo umano. Il protagonista sente dentro di sé emozioni contrastanti, come la sofferenza per un amore non corrisposto e la tristezza per un silenzio incompreso. Dopo essersi perso in voli pindarici, il cantante perde quota atterrando rovinosamente "sopra l'erba ad ascoltare un sottile dispiacere", chiedendosi dove la mente può riposare senza permettere al dolore di invaderlo. La tristezza si ripropone in maniera continua, un sentimento che viene nascosto e taciuto. Nell’ultima strofa la fiducia nel futuro lascia il posto alla violenza, che si scaglia contro un altro uomo, con la scusa di aver subito una scortesia. Tutto questo “sapendo che quel che brucia non son le offese”, ma la mancanza di comprensione, di affetto e di condivisione.

Quando è stata scritta "Emozioni"

In un'intervista a Radio 105, è stato lo stesso Mogol a spiegare come è nato il brano che avrebbe dato il nome a uno degli album più noti e amati del cantante di Poggio Bustone: "Ho scritto la prima parte di ‘Emozioni' in mezz'ora in Brianza. Avevo lo studio vicino alla casa e poi dovevo partire per andare da alcuni parenti. Non avevo il giradischi, dovevo ricordarmi la musica e la prima parte. Allora, ogni frase dovevo ricostruire la nuova parte. Ci ho messo due ore e mezza".

Il testo

Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
Ritrovarsi a volare
E sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
Un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
Dove il sole va a dormire
Domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore
Come la neve non fa rumore

E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere
Se poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare qualcosa che è dentro me
Ma nella mente tua non c'è

Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi emozioni
Tu chiamale se vuoi emozioni

Uscir dalla brughiera di mattina dove non si vede ad un passo
Per ritrovar se stesso
Parlar del più e del meno con un pescatore per ore ed ore
Per non sentir che dentro qualcosa muore
E ricoprir di terra una piantina verde sperando possa
Nascere un giorno una rosa rossa

E prendere a pugni un uomo solo perché è stato un po' scortese
Sapendo che quel che brucia non son le offese
E chiudere gli occhi per fermare qualcosa che
È dentro me
Ma nella mente tua non c'è

Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi emozioni
Tu chiamale se vuoi emozioni