“Mi ricordo quando nel ’90 vennero a suonare i Rolling Stone a Milano e proposero a Vasco di aprire il concerto. Nonostante fosse un loro fan Vasco non accettò dicendo che forse in Italia i Rolling Stone potevano aprire Vasco Rossi”. Ci racconta questo episodio Giorgio Verdelli regista e autore di Unici, fortunato programma di Rai 2 dedicato ai più grandi personaggi dello spettacolo. Vado a trovarlo in studio mentre sta ultimando la puntata su Vasco, che andrà in onda il 30 agosto in prima serata (e durante il quale passerà in sovrimpressione l’sms solidale 45500 di raccolta fondi per dare aiuto alla popolazione colpita dal terremoto). E in sala montaggio capisco il successo di un format che l’autore definisce artigianale. Infatti Verdelli insieme al suo piccolo e affiatato team di lavoro cura personalmente ogni dettaglio del programma. Il suo cane, Freddy, un bellissimo Cavalier King, fa da compagno antistress.

Come sia fa a dire no a Mick Jagger?

Nessun altro avrebbe rifiutato. E credo che questa sia la ragione del successo di Vasco, che è un artista consapevole della propria forza anche di fronte a una delle sue band preferite. Al concerto dei Rolling Stone andarono 40.000 spettatori, ma Vasco a San Siro fece la doppietta con 110.000.

A lui hai dedicato due monografie, cosa lo rende unico tra gli Unici?

Vasco è uno dei pochi artisti che quando ti dà la parola la mantiene. Se ti dice sì, è un sì senza riserve. Una caratterista rara nel mondo dello spettacolo, che lo rende unico. Due anni fa realizzammo, "Essere Vasco Rossi", perché dopo la malattia ritornava live con sette concerti negli stadi. Questa volta è diverso, abbiamo voluto raccontare le sue quattro giornate, ovvero il mondo che ruota intorno a un grande evento: i fan, i musicisti, i tecnici, i collaboratori più fidati. Quattro concerti in sette giorni sono in realtà un piccolo festival, in questo caso di un solo artista.

Hai visto tantissimi concerti di Vasco, cosa ti sorprende ogni volta?

La passione di quelli che ci lavorano e dei ragazzi che vanno a vederlo. I fan di Vasco sono una vera comunità con le proprie regole e rituali. Ci sono altri artisti che hanno questo tipo di affezione, ma Vasco, forse, rispetto agli altri ha qualcosa in più, la gente lo vede come un amico che ha qualcosa di mitico.

Come è riuscito a costruire questo legame?

Vasco dice sempre: ‘Io canto le mie debolezze, le cose che non direi mai in privato le dico sul palco e quando la gente le ascolta si riconosce, perché dice: sta cantando quello che provo anche io'.

Lo speciale raccoglie molte voci. In che modo avete coinvolto i fan?

Abbiamo chiesto loro, attraverso i social di Vasco e della Rai, un breve contributo video in cui loro ci raccontassero la loro giornata, prima durante e dopo il concerto. Ci sono arrivate circa duemila clip di cui alcune meravigliose. Con Roberto Giacobbo di Voyager ci siamo divertiti a scherzare sulla nascita dell’Homo Vascus e sul ritrovamento del reperto del faraone di Zocca.

Chi sono gli insospettabili di questa puntata?

Milena Gabanelli innanzitutto, che spesso usa la musica di Vasco per i suoi programmi. E poi Vinicio Capossela, che lavorava come barman in una discoteca di Modena in cui Vasco faceva il dj. Un’altra sua grandissima fan è Ilenia Pastorelli, la protagonista del film “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Un altro ospite “inatteso” è Paolo Fresu, che considera certe canzoni degli standard, suona spesso "Ogni volta". Ovviamente non poteva mancare Gaetano Curreri, degli Stadio, lui e Vasco sono come una coppia di fatto.

Nel programma Vasco parla anche di Pino Daniele.

Sì, Vasco ricorda di quando andò a trovarlo a Formia perché Alessandro, il primo figlio di Pino, è un suo grande fan e siccome suonava sempre i suoi dischi, Pino lo chiamò e gli disse: ‘Ue me so scucciat’ ‘e sentì semp’ ‘a musica tua ad alto volume'. Allora Vasco andò a trovarlo a casa per far fare bella figura a Pino con il figlio. Una cosa che pochi sanno è che in quel periodo realizzarono anche un pezzo insieme, "Hai ragione tu". Una bellissima canzone in cui Pino suona la chitarra e fa i cori, mentre la musica è di David Stewart degli Eurythmics. Vasco infine dice: ‘Pino è uno dei pochi che ha scritto dei pezzi, che avrei voluto scrivere io, come Je so’ pazzo'.

Il momento più toccante?

La dedica a Marco Pannella, che ho lasciato integralmente. Vasco ha sempre dichiarato apertamente e con grande forza la sua vicinanza a Pannella e alle battaglie del partito radicale. La loro è stata una grande amicizia.

Vasco ha già visto la puntata?

Si è divertito molto a vedere alcune parti, poi a un certo punto ha detto basta non mi mandate più nulla altrimenti poi vengo lì per vederlo tutto.

Da cosa ci liberano le quattro giornate di Vasco?

Ci liberano dalla paura, perché la sua musica è un momento di grande gioia e condivisione.