in foto: Vasco Rossi a Modena Park (LaPresse)

"Perché col tempo cambia tutto lo sai, cambiamo anche noi e cambiamo anche noi e cambiamo anche noi, na na na na na". È cambiato molto Vasco in quarant'anni di carriera, dagli esordi da dj, passando per le velleità cantautorali, fino ai 220 mila di Modena Park, un numero di persone che non strabilia, visto che con 7 date negli stadi i numeri sono quelli, ma che a guardare tutti assieme arrivati a Modena solo per lui, per un'unica serata, un po' di impressione la fa. E subito la domanda è: chi riuscirà a ripetere un'impresa numerica di questa portata? Quello che resta, per adesso, è una serata magica per chi ama il cantante di Zocca, l'uomo che ha segnato la storia del rock nostrano, che sbatteva a terra il microfono sanremese, chiedeva di parlare con dio, fregandosene dei canoni di bon ton, plasmando la lingua a proprio suo e consumo, attorniandosi di musicisti e collaboratori eccellenti e che anche per questo (soprattutto per le sue canzoni, ovviamente) ha una fanbase che può contare su intere generazioni, di appassionati, collezionisti, che non si pone neanche più il problema se "era meglio negli anni '80/'90", ma canta a memoria ogni singola canzone.

E quindi la domanda è: cosa (a chi) importa del record? A chi importano le critiche? Vasco sale sul palco e fa quello che da quarant'anni sa fare meglio, trasmettere la sua energia al suo pubblico, a quelle 220 mila persone assiepate al Modena Park che cantano tutte le canzoni, sfumatura per sfumatura, che non hanno bisogno che qualcuno gli spieghi chi è Jenny, chi è Gabry, chi è Sally, chi è il negro di "Colpa d'Alfredo" che sanno che con "Albachiara", sempre lei, si chiuderà quello che, piaccia o meno, è uno dei massimi eventi rock della storia di questo Paese. Perché la grandezza di un cantante è anche la capacità di far discutere, dopo aver segnato intere annate di proprie canzoni, gettato in pasto alla discografia album che mescolavano reggae alla emiliana, ballads, rock, canzoni con titoli come "Ieri ho sgozzato mio figlio", "Fegato, fegato spappolato" e frasi come "Con le mie mani tra le gambe diventerai più grande".

E ieri sera Vasco ha celebrato se stesso e il suo pubblico, con una scaletta che pescava a piene mani dal meglio della sua produzione, con le immancabili hit e qualche chicca, con ospiti non altisonanti, ma graditi ritorni o semplicemente esposizione di collaboratori di una vita, da Gaetano Curreri degli Stadio a Guido Elmi, produttore di una vita, Maurizio Solieri, Andrea Braido e anche Massimo Riva a cui, come sempre, Vasco ha dedicato un ricordo e un'ovazione. E il colpo d'occhio, ieri, era impressionante, come ha mostrato lo stesso cantante sorvolando più volte l'area del parco Enzo Ferrari o le telecamere della Rai, quando lo riprendevano di spalle, braccia alzate e un fiume incredibile di persone.

E l'appuntamento, temuto per le possibili conseguenze anche terroristiche o di organizzazione, è filato quasi perfettamente, a parte un po' di problemi alla fine, quando per defluire si è creato un imbuto che ha provocato qualche leggero malore e malumore. Proprio al pubblico si è rivolto per ringraziarli di essere lì, per non aver avuto paura di riempire un'area così grande dopo mesi e anni in cui il terrorismo ha colpito proprio i raduni musicali: "Noi non abbiamo paura, voi non avete paura. Ditelo forte che non ci chiuderanno in casa con la nostra paura, non cambieremo abitudini. L'amore è sopra la paura" ha gridato con enfasi dal palco enorme, sigillando da lassù quello che aveva detto anche prima del concerto, ovvero che il suo era anche un concerto contro la paura.

Di sicuro non è stato il concerto finale e avrebbe potuto esserlo, una chiusura in pompa magna, irripetibile e invece Vasco proprio non riesce a staccarsi da quella adrenalina, dal palco e dalla sua storia e già nell'incontro coi fan a Castellaneta del maggio scorso aveva spiegato che lui a fermarsi non ci pensava proprio. E quindi Modena Park resta l'ennesimo tassello nella sua carriera, in attesa di capire cosa organizzerà la prossima volta. Alla faccia dei record.