Per diventare il comparto musicale più prolifico di questi anni, quello con un incremento percentuale non solo positivo, ma che sale ogni anno di percentuali sempre più alte non basta solo avere un catalogo enorme – cosa che, ovviamente, è alla base del successo – ma è importante riuscire ad offrire ai propri clienti qualcosa in più rispetto a quello che danno i diretti concorrenti che sono sempre di più e sempre più agguerriti. La content curation è, infatti, uno dei principali aspetti che le piattaforme di streaming sono obbligate a curare e così si sviluppano algoritmi sempre più precisi a cui, però, come tengono a sottolineare spesso i dirigenti, sono accompagnati da una squadra editoriale formata da persone in carne ed ossa.

Che cos'è Release Radar.

Insomma, algoritmo più essere umano uguale un prodotto sempre più ricco e preciso, in grado di venire incontro all'esigenza di chi vuole ascoltare un po' di musica a portata di un clic. E pochi giorni fa Spotify, una delle aziende maggiori del settore ha annunciato, con un post sul proprio blog, di aver creato un nuovo servizio, Release Radar, ovvero una playlist che è aggiornata continuamente con le novità degli artisti preferiti dai singoli utenti: "Con Release Radar vi diamo una selezione settimanale delle uscite più recenti che più possono interessarvi, in una comoda playlist. Potrai avere tutta la musica che preferisci senza lo sforzo che deriva dal dover andare a cercare l'ultima gemma", si legge nel post di lancio del servizio che prosegue: "RR vi dà oltre due ore di novità degli artisti che seguite e ascoltate di più, a cui si aggiungeranno alcune novità basate sulle vostre abitudini d'ascolto recenti".

“Vista l’enorme quantità di nuova musica che esce ogni settimana, può essere difficile restare sempre aggiornati sugli ultimi brani,” ha dichiarato Matt Ogle, Senior Product Owner di Spotify. “Con Release Radar, volevamo creare il modo più semplice per permettere all’utente di trovare tutte le ultime uscite interessanti per lui in una playlist”.

Accontentare i gusti degli utenti.

Insomma, lo streaming si fa sempre più personale e basato su gusti già formati. Una comodità senza dubbio che però si scontra contro una delle critiche principali fatte a questo tipo di servizi, ovvero la tendenza ad accomodarsi su gusti già formati, senza poter in qualche modo scoprire novità o immergersi in altri generi meno conosciuti, basandosi sulla pigrizia di chi ascolta. Motivo per cui queste aziende puntano molto anche sulla squadra editoriale, come ci disse l'ex Country Manager di Deezer qualche anno fa, quando le ponemmo la domanda: "Noi non lasciamo mai che il cliente sia guidato solo da algoritmi che seguono quelli che sono i suoi gusti personali, ma facciamo sempre sì che questo flusso che viene proposto sia il meglio di ciò che può offrire la macchina e di quello che può offrire l'uomo, anche grazie alla nostra squadra di editor", risposta che immaginiamo valga un po' in generale.