Si aprirà sabato26 giugno la seconda edizione del Newroz Festival, a Napoli, che vedrà esibirsi sullo stesso palco Subsonica e 99 Posse che ne cura anche la direzione artistica. Una settimana di concerti e spazi per bambini e cibo che si terrà all'Ippodromo di Agnano dove sono montati un palco grande per i concerti e uno più piccolo per i dj set. Con biglietti che variano dall'euro ai 12 massimi il pubblico potrà godere oltre che dei due gruppi che apriranno la kermesse anche di un numero cospicuo di artisti campani, da Jovine a Sabba e gli Incensurabili, Giovanni Block, Tommaso Primo, Maldestro, Giglio e un progetto che unisce Gino Fastidio e Gnut: "Un festival dove tutti hanno un valore – ha detto Massimo Jovine dei 99 Posse – realizzato anche senza l'impegno economico delle istituzioni. L'intenzione e' creare un meltin-pot, il festival è aperto a tutti tranne che a Salvini" (sull'evento Facebook tutto il programma).

Abbiamo chiesto a Samuel dei Subsonica di raccontarci cosa succederà questa sera ad Agnano, quando saliranno sul palco contemporaneamente due delle band che hanno fatto la storia della musica indipendente italiana e che contribuirà al festeggiamento dei 20 anni della band torinese e vedrà incursioni nei vari repertori: "Uno spettacolo costruito in simbiosi con loro per cercare di dare un racconto più preciso di quel periodo, della vita che si è vissuto in questi 20 anni della musica a Torino e nella musica a Napoli".

Ciao Samuel, tra presentazioni, in store, tour e incontri all'Università siete di nuovo a Napoli, un'abitudine ormai…

Napoli è una città importantissima, patrimonio per tutta l'Italia, quindi amiamo andare a incontrare il nostro pubblico e in questo caso a suonare con musicisti, artisti con i quali ci siamo accompagnati durante questi anni. In questo periodo siamo festeggiando il ventennale, quindi abbiamo messo in piedi questa tournée che raccoglie un po' tutte le esperienze che abbiamo vissuto. Una molto importante che ci ha formato e segnato emotivamente è la collaborazione coi 99 Posse e quindi quando abbiamo pensato alla data napoletana, insieme a loro abbiamo cercato di unire le forze e insieme raccontare questi 20 anni. Loro sono un filino più grandi però il percorso musicale che è stato affrontato in questi 20 anni l'abbiamo fatto insieme.

Voi tenete molto ai live e alla sua costruzione: cosa vedremo sul palco? Come l'avete preparato questo incontro coi 99?

Noi abbiamo costruito uno spettacolo che racconta questi 20 anni, dalla nostra nascita ad oggi. È uno spettacolo che già abbiamo provato questo inverno, rifinito e a cui abbiamo aggiunto degli spazi per alcuni ospiti. Racconteremo ogni disco, annata, periodo musicale con tre pezzi per ognuno, in ordine cronologico: questa cosa qui è una scelta coraggiosa per noi perché scompagina completamente quelle che sono le gerarchie dei brani che suoniamo nei live. Suonare tre pezzi per ognuno in maniera così rigorosa ti obbliga a separare dei brani che casomai in passato avevamo suonato di seguito o vicini e che generavano, in qualche modo, una specie di flusso, quindi si perde quella dimensione ma si entra dentro uno storytelling forte, vieni rapito dai suoni di quel periodo. Io, poi, racconterò a voce dei punti salienti, è più come andare a vedere un film, un documentario più che un vero e proprio concerto. In questo caso ci saranno delle piccole incursioni da parte dei 99 e noi faremo delle piccole incursioni in alcuni dei loro brani. Uno spettacolo costruito in simbiosi con loro per cercare di dare un racconto più preciso di quel periodo, della vita che si è vissuto in questi 20 anni della musica a Torino e nella musica a Napoli.

Ti ricordi quale è stata la prima volta in cui vi siete incontrati?

La prima volta è stata l'anno in cui è nato l'Mtv Day, il '98, in cui suonammo al primo della storia italiana, quello pensato dalla giovanissima Mtv per fare una specie di concerto pomeridiano prima di quello degli U2 a Reggio Emilia e lì ci incontrammo anche se non ci conoscevamo ancora, ci stringemmo la mano, ci siamo ascoltati e lasciati con la promessa che avremmo passato del tempo insieme in studio e così dopo un anno abbiamo scritto ‘Me siente?' che io non ho ancora imparato a pronunciare per bene in napoletano e per cui vengo preso in giro da anni [ride, ndr].

In questi 20 anni il mondo è cambiato: quali sono stati i cambiamenti che hanno maggiormente influito sul vostro percorso?

Quelli erano anni importanti per il cambiamento della musica, soprattutto quella più underground, perché nasceva un canale dedicato ai video che dava la possibilità a gruppi come noi, all'epoca emergenti, di crearsi un immaginario visivo, un mondo che poteva aiutare il pubblico a toccare da vicino la nostra poetica; cambiarono proprio le dinamiche della musica e il video entrava a far parte della necessità molto forte, come successivamente è cambiato con l'apertura della rete e le tecnologie che hanno permesso di poter postare video in rete con una grande definizione, e che ha portato le tv musicali a decadere. Diciamo che in quel momento ci fu la prima grande metamorfosi della musica in Italia, a livello di racconto e immaginario, poi da lì in poi la tecnologia ha cambiato e rinnovato, in un cammino che diventa sempre più vorticoso. La cosa importante è conservare un equilibrio i gruppi devono riuscire a mantenere la propria identità, il proprio peso specifico, senza farsi travolgere da questa cosa. Credo che sia noi che loro siamo riusciti a mantenere il baricentro sempre allo stesso punto.

Da qualche settimana siete passati alla Sony: cosa cambia?

Il grosso passaggio più che quello da una grossa multinazionale a un'altra fu quello da un'etichetta indipendente a una major, passaggio che non abbiamo sentito più di tanto perché abbiamo avuto la fortuna di arrivare alla firma del primo contratto con una grande forza dal punto di vista sia artistica che live, strutturando i nostri contratti in maniera sicura: noi decidiamo quasi al 100% tutto quello che accade all'interno dei Subsonica e quello che si vede fuori. Nel momento in cui cambi etichetta e hai un contratto di questo tipo non cambia molto, alla fine chi la gestisce sei tu. Cambiano, però, gli interlocutori che a volte sono più o meno allineati con quello che pensi tu e devo dire che quest'ultimo passaggio ci ha sorpreso perché ci siamo trovati con persone che parlano il nostro stesso linguaggio.