Pochi giorni fa sono state pubblicate le classifiche con i dati relativi agli album, singoli, vinili e compilation più venduti di questa prima metà del 2016, con poche sorprese, in realtà, Alessandra Amoroso a conquistare la vetta degli album con "Vivere a colori" e Salmo unica mina vagante della top 10. A pochi giorni di distanza da quei dati e da quelli relativi all'Osservatorio dello spettacolo Siae, la Fimi, tramite Deloitte, ha reso noto qual è stato l'andamento del mercato in questi primi 6 mesi dell'anno che confermano quello di questi ultimi anni, con il sorpasso del digitale certificato anche oggi.

51% in più per lo streaming.

Grazie allo streaming, infatti, da anni il settore maggiormente in espansione, il digitale continua ad avere la meglio sul prodotto fisico, portando il segmento digitale al 51%, di cui il 40% (sic!) rappresentato dai servizi di streaming, incrementando a loro volta di un ulteriore 51%. Non è un mistero che in tutto il mondo è proprio questo tipo di fruizione quello preferito dai giovani e non solo, che con pochi clic hanno a disposizione l'intero catalogo musicale dei loro artisti preferiti, con poche eccezioni che, tra l'altro, piano piano stanno cadendo (da pochi mesi è online anche la discografia completa dei Beatles).

Fatturato in leggera crescita.

Questi dati trascinano anche il fatturato che cresce dell'1% attestandosi a 66,4 milioni di euro al sell in e facendo segnare un +23% sui dati di due anni fa. All'interno della fascia streaming, inoltre, crescono gli abbonamenti con un mercato cresciuto del 68%, e proprio quella fascia è la più ambita dalle aziende che cercano fidelizzazione da parte degli utenti come dimostrano le varie iniziative messe in campo da piattaforme come Spotify, Apple Music, Deezer e TIMmusic portando a un fatturato di 26,3 milioni di euro, stando ai dati Fimi.

Bene il vinile, male download e fisico.

Spulciando i dati, quindi, come si può vedere dalla tabella sotto, è proprio lo streaming a mantenere a galla il settore, visto che rispetto allo scorso anno calano fisico, appunto, e download -che segna -30% -, con la solita eccezione del vinile che continua a crescere di oltre il 40%, restando, però, un fenomeno di nicchia che interessa una fetta di mercato minoritaria (5% del mercato). Ovviamente è il repertorio italiano a farla da padrona, con il 44% rispetto al 38% del repertorio internazionale che sale, comunque, del 7% rispetto al 2015.

Il commento di Artist First

Claudio Ferrante, Presidente e fondatore di Artist First – la prima società italiana di distribuzione discografica, fisica e digitale, nata nel 2009 per offrire una valida alternativa al sistema distributivo musicale italiano, proponendo servizi e prodotti realizzati su misura per gli artisti e gli imprenditori musicali italiani e creando l’anello di congiunzione diretto tra loro e il mercato – ha commentato così i dati

I dati annunciati oggi da Fimi vanno interpretati in una direzione precisa: nel primo semestre ci sono stati  meno titoli altovendenti rispetto allo stesso semestre dello scorso anno. E’ quindi ovvio che i ricavi provenienti dagli utilizzi digitali superino quelli del fisico, cosa che tornerà a cambiare nel secondo semestre con le uscite autunnali e natalizie che saranno molto importanti. Inoltre, le major puntano sullo streaming perché dispongono di società che realizzano per loro playlist per le piattaforme di iTunes, Spotify, TIMmusic, escludendo di fatto il repertorio di imprenditori indipendenti, che, invece, risente ancora un po’ della stagnazione del mercato digitale. Nell’analisi, non bisogna poi dimenticarsi tutto l’indotto generato dal mercato fisico: in Italia continuano a essere presenti e a proporre al pubblico la musica in formato circa 3.000 punti vendita. Confezioni speciali, vinili, CD in formato standard possiedono ancora appeal e hanno un valore importante per il fan.