in foto: Niccolò Agliardi (Credits: Ray Tarantino)

Niccolò Agliardi è sicuramente una delle firme più interessanti del panorama musicale italiano degli ultimi anni. Oltre ad aver scritto numerosi brani, per sé stesso e per altri artisti del calibro di Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Roberto Vecchioni, Zucchero, Elisa, Emma Marrone e Paola Turci (solo per citarne alcuni), è stato anche direttore artistico e compositore della colonna sonora di "Braccialetti Rossi", fortunata serie Rai, di cui qualche mese fa è stata annunciata la quarta stagione. Nel 2016, inoltre, ha pubblicato per Salani il suo primo romanzo, "Ti devo un ritorno", che il 6 ottobre, ad un anno esatto dall'uscita nelle librerie, riceverà il "Premio per la Cultura Mediterranea" della Fondazione Carical, come miglior opera prima nella sezione "Narrativa Giovani", che sarà consegnato all'autore in Calabria, in occasione del "Festival del Mediterraneo".

Ma la vera novità di quest'anno è che, come è stato annunciato qualche giorno fa durante la presentazione dei palinsesti Rai 2017-2018, dall'11 novembre Agliardi debutterà su Rai 1 nelle vesti di conduttore. Il programma, che andrà in onda il sabato alle 14.00, si chiamerà "Dimmi di te" e, come ha spiegato l'artista, "racconterà storie straordinarie di persone normali, che io, insieme alla mia band, cercherò di trasformare in opere, che nel mio caso, siccome so fare quello, diventeranno (spero) delle buone canzoni". Ma il cantautore ha anche rivelato che il prossimo autunno lo vedrà attivo su più fronti, grazie anche alla scrittura del nuovo album di Laura Pausini, con la quale sta collaborando ad alcuni brani, e a un altro progetto musicale (e non solo) che coinvolgerà, tra gli altri, anche Arisa.

Cominciamo parlando di "Dimmi di te", ci puoi anticipare qualcos'altro su questa trasmissione?

È un programma che desidero fare da tanti anni, che ha avuto molte evoluzioni e di cui non ho mai parlato, perché era un sogno importante: quello di cercare di spiegare alla gente cosa c'è davvero dietro a una canzone. E non c'è niente di più bello di poter dimostrare che dietro alle buone canzoni, in genere, ci sono delle belle storie. E questo è il mio obiettivo: nobilitare l'arte della scrittura della canzone attraverso la cellula primaria, che dovrebbe essere o una forte esigenza o una forte storia. Per me si avvera un sogno: sono sulla rete più importante d’Italia e faccio il programma che desideravo fare, quindi spero di esserne all’altezza.

Un anno fa, in questo periodo, ultimavi la stesura del tuo romanzo, "Ti devo un ritorno". Come cambiano il metodo di lavoro e il modo di raccontare la vita e le emozioni, quando si scrive il testo di una canzone e quando, invece, si scrive un libro?

La differenza risiede soprattutto nella disciplina. Scrivendo canzoni da molti anni, ho sviluppato una velocità, un istinto, un mestiere, che mi portano a procedere in maniera abbastanza diretta e spedita, perché la censura arriva ancora prima che io me ne renda conto, cioè so già cosa mi potrà piacere o non piacere di ciò che scrivo. Per quanto riguarda il romanzo, invece, è stato tutto molto diverso, perché ho dovuto imparare a rileggermi tutte le volte e, tante volte, anche a non piacermi.

Ma è vero che "Ti devo un ritorno" potrebbe diventare un film?

Quello è l'altro grande desiderio che tutte le notti, silenziosamente, rivolgo alle stelle…

Qualche settimana fa hai condiviso sui social uno scatto che ti ritraeva insieme ad Arisa, Edwyn Roberts e Simone Bertolotti, accompagnato dal commento: "Un bel lavoro". A cosa ti riferivi?

Con Arisa vedrete una cosa bellissima (e ci tengo a dire "vedrete", oltre che ascolterete), ad ottobre. Quindi, evidentemente, sarà un autunno molto intenso per me.

Come autore, noti una differenza di metodo e di stile quando scrivi per te stesso, rispetto a quando scrivi per altri artisti?

La differenza sta nel fatto che, quando scrivo per me, non bado alle consonanti, non bado alle vocali, conosco la mia emissione vocale e, più o meno, penso di conoscermi, a 43 anni, e di sapere di che cosa voglio parlare e, quindi, lo faccio in maniera anche più veloce. Quando scrivo per altri artisti ho l'obbligo di concentrarmi sulle loro esigenze, sul loro sentire, provare a capirlo, provare a percepirlo anch'io, a condividerlo, e, al tempo stesso, mettermi da parte, mettere da parte ciò che direi per me, che non è detto che sia esattamente quello che direi per loro. È un buon compromesso, ma è anche un ottimo esercizio di empatia e un grande addestramento all'umiltà e alla duttilità.

Ci puoi raccontare qualche aneddoto sulle tue collaborazioni con Laura Pausini? So che, oltre a lavorare assiduamente insieme dal 2008, siete anche molto amici e, tra l'altro, siete nati a un giorno di distanza: lei il 16 e tu il 17 maggio 1974…

Sì, è proprio così. L'aneddoto che voglio raccontare è una lunga passeggiata notturna che abbiamo fatto un giorno prima dei nostri compleanni, nel giardino della sua casa in Emilia Romagna. In quell'occasione, ci siamo scoperti legati da un'amicizia e non più soltanto da un rapporto professionale.

Parlando di "Braccialetti Rossi", invece, tu hai citato spesso la tua amicizia con Brando Pacitto, che nella serie tv interpreta Vale, che ha ispirato anche uno dei personaggi del tuo romanzo. C'è qualche altro attore della fiction di Rai 1 a cui sei rimasto particolarmente legato?

"Braccialetti Rossi" è stata una delle esperienze più memorabili della mia vita, proprio nel senso di "ricordabilità". Ma la cosa più interessante di tutte è che non devo ricordarmi proprio un bel niente, perché loro li ho al mio fianco tutti i giorni. Non c’è giorno in cui io non veda o senta almeno uno dei ragazzi.

A proposito di giovani, in occasione della Maturità 2017, il sito Skuola.net ha lanciato un sondaggio tra gli studenti, chiedendo loro quale autore preferissero per la traccia di analisi del testo, dedicando un'apposita categoria ai cantautori. Tu che sei laureato in Letteratura Italiana con una tesi su Francesco De Gregori, pensi che sia giusto considerare i cantautori un po' come dei moderni poeti?

Io credo, come mi ha insegnato proprio De Gregori, che bisogna fare una netta distinzione tra quella che è la canzone e quella che è la poesia. Si possono studiare i cantautori a scuola, certo: la canzone è una forma di letteratura, ma non è poesia. È proprio un'arte a sé stante, ma ritengo certamente che si possa studiare la storia del nostro Paese attraverso le canzoni: ci sono brani dei nostri cantautori assolutamente degni di finire sui testi scolastici.

Lo scorso weekend, nelle maggiori città italiane, c'è stato il Gay Pride. Tu hai scritto "Perfetti", che parla di un amore tra due uomini. C'è un messaggio che vorresti lanciare in favore dei diritti delle coppie omosessuali?

Onestamente oggi non riesco nemmeno a pensare che ci si ponga ancora il dubbio se siano da legittimare o meno le unioni civili, o che ci sia da discutere ancora sull'amore omosessuale o eterosessuale. L’amore ha molte declinazioni e tutte valide. Non riesco proprio a comprendere perché secondo alcuni non dovrebbe essere così, soprattutto dopo aver ascoltato la voce di molti ragazzi, che oggi vivono la sessualità con una libertà e una veridicità assolutamente pregevoli. Semmai ce ne fosse stato bisogno, sono loro ad insegnarmi quanto oggi la non definizione nell'ambito dell'identità sessuale sia necessaria.

Hai mai pensato ad un'eventuale partecipazione al Festival di Sanremo?

Mi piacerebbe farlo. È una cosa che non ho mai fatto e, come tutte le cose che non ho mai fatto, mi affascina. Ovviamente, se mi dovessi mai candidare, sarebbe perché penso di avere la canzone che io reputo giusta.

Hai citato diverse cose a cui stai lavorando, che vedremo quasi tutte in autunno, ma hai anche qualche progetto più a lungo termine per il futuro?

In realtà sto facendo già così tante cose, che onestamente, al momento, non so nemmeno quando finisce il presente e comincia il futuro…