in foto: Lo Stato Sociale in concerto (ph Melania Pavan)

In principio, prima ancora che Tommaso Paradiso prendesse il cosiddetto indie italiano e lo capovolgesse come un calzino, abbattendo le barriere tra questo e il cosiddetto – anche lui – mainstream, ci fu una band composta da cinque bolognesi che cominciò a prendere seriamente a martellate quel muro divisorio, diventando in breve tempo un vero e proprio fenomeno nazionale, con concerti pienissimi, per quelli che erano i numeri "alternativi" dell'epoca, canzoni cantate a squarciagola e testi scritti sui muri, veri e virtuali, di tutta Italia: "Siamo in un interregno particolare per cui non siamo i famosi veri ma siamo delle straordinarie celebrità per alcuni" dissero a Fanpage.it lo scorso gennaio). Loro erano, e sono, Lo Stato Sociale, la band formata da Alberto "Albi" Cazzola, Lodovico "Lodo" Guenzi e Alberto "Bebo" Guidetti a cui nel tempo si sono aggiunti Enrico "Carota" Roberto e Francesco "Checco" Draicchio che in questi anni, c'è da dire, ha fatto incazzare un po' tutti: fan, hater e pure un po' Salvini e salviniani, giocando con la musica e la provocazione, con testi che parlano alla e della gente e per questo accusati da qualcuno di populismo e non solo, visto che tra le accuse c'è anche quella di voler fare gli antisistema ma dentro al sistema: "Il punto è stare dentro i meccanismi portando qualcosa di te: quanto ce la faremo? Non ne ho idea, ma la domanda che mi faccio sempre è: ‘Quanto stiamo dando di noi al mostro e quanto stiamo cercando di dargli uno schiaffo da vicino?" ci dissero.

Un 2017 di soddisfazioni.

Comunque sia, piacciano o meno, lo Stato Sociale non lascia indifferenti e forse questo è uno dei punti di forza di una band che anche in questo 2017 ha confermato questo loro essere "straordinarie celebrità per alcuni", grazie all'uscita di "Amore, lavoro e altri miti da sfatare" che li ha visti per la prima volta lavorare con una major, la Universal, oltre alla cara Garrincha, oltre a esordire in top 10 (sesti) nella classifica Fimi degli album più venduti, e anche confermare quella che è una delle loro "armi" migliori, il live. E così, questa sera, al Carroponte di Milano, la band bolognese metterà un punto alla serie di live che gli ha permesso di girare l'Italia per 20 date, e un totale di circa 60 mila spettatori (stando alle cifre comunicate dalla band).

Il concerto al Carroponte.

Il cerchio, insomma, si chiude a Milano, là dove era cominciato con un concerto al Mediolanum Forum di Assago e la band promette che sarà una vera e propria festa: "Più di due ore di live in cui i la band ripercorrerà la propria carriera con le hit che gli hanno permesso il salto dal web al grande pubblico come ‘C’eravamo tanto sbagliati' e ‘La musica non è una cosa seria' e i brani del nuovo album" perché la filosofia della band resta da sempre una: "Dare tutto sul palco per essere parte di una forte emozione da condividere con il pubblico".