in foto: Gabriella Lucia Grasso (foto Micmac)

"Ti spaventi? Non ti preoccupare, fallo vedere. Ti emozioni? Non ti preoccupare fallo vedere. Devi dare la verità al pubblico, se sbagli non fa niente, quello che deve arrivare è l'emotività". A Gabriella Lucia Grasso è stato Albertazzi a dire queste parole, insegnandole a essere vera sul palco, ci spiega poco prima del concerto, l'ennesimo, che la vedrà salire sul palco assieme a Carmen Consoli, di cui apre lo show con tre canzoni. E proprio la cantantessa catanese, compaesana della Grasso, è figura fondamentale nella sua vita artistica e non solo: amiche da molti anni, poi collaboratrici con la Consoli che ha prodotto "Vussia Cuscenza", l'ultimo album della Grasso, uscito proprio per la Narciso Records, etichetta fondata dall'autrice di "Confusa e felice": "Siamo amiche da tanti anni, veniamo da grandi chiacchierate che hanno questo comune denominatore che è la musica, da cui poi successivamente è nata una collaborazione. Io ero felicissima, perché confrontarti con un'artista di così grande valore e talento ti fa crescere sia umanamente che artisticamente e lei ha questa grande capacità di vivere il talento in maniera sobria. Però assorbi i suoi consigli, quello che ti suggerisce e in fondo la musica è creazione di valore, se non fai questo che fai? Business? Tanto poi c'è ‘a livella, perdi tempo".

La cadenza catanese e la risata della Grasso accompagnano una lunga chiacchierata che ha spaziato non poco, partendo dalla Sicilia, dalla ricerca che da anni la cantante sta portando avanti, e arrivando a quell'Argentina così presente nel suo ultimo album, toccando il concetto di world music e il significato delle "miniminagghie".

Ciao Gabriella, come è andato il tour con la Consoli?

Il tour è andato benissimo, la gente risponde alla grande, c'è un grande calore, una grande risposta emotiva, perché il pubblico di Carmen è un pubblico intelligente, aperto, attento, colto. C'è una vicinanza, certo, il mio album lo abbiamo realizzato insieme nel senso che siamo state sempre insieme, mangiato assieme, abbiamo cucinato insieme, nella condivisione.

Anche la critica mi pare abbia accolto bene l'album…

Sono molto contenta della ricezione e delle recensioni, significa che quello che abbiamo messo dentro arriva: le emozioni, il contenuto, il messaggio e la ricerca.

A proposito di ricerca, tu hai fatto una ricerca nella Sicilia ma anche nel suo rapporto con altri paesi come l'Argentina…

Certo, sono innamorata del tango da tanti anni e anche Denis, l'arrangiatore dell'album, e oltre a esserci subito resi conto che c'era una similitudine armonica, melodica, tra la musica argentina e quella siciliana, ci siamo resi conto che c'era anche un'affinità storica che lega questi due poli; abbiamo approfondito, ricercato, unito strumenti come mandolino, bandoneon, marranzano ed è nato il primo lavoro "Cadò", il precedente, con "Vussia Cuscienza che è stato, poi, l'affermazione della ricerca, perché tante sonorità sono simili alle nostre, del Sud. Forse una differenza è nell'intenzione del cantato, con noi siciliani che abbiamo una sorta di saudade.

Racconti l'amore e mescoli varie cose: la politica, l'amore, la società… tra l'altro non ti nascondo che indipendentemente dal significato, durante i primi ascolti mi sono fatto trasportare proprio dal suono del siciliano

Il siciliano è come l'inglese, spesso non ci capisci molto, poi se vuoi andare a indagare più in fondo vai a vedere la traduzione. Del siciliano il senso generale lo capisci, capisci che la "Vesti ianca" è il papa e il "minchiuni" è il politico (in "Cunta e pigghia"), alla fine ci arrivi, ma anche lì, si parla di politica ma soprattutto del senso e della corsa al potere, ma poi, alla fine, come diceva Totò, quando muori si è tutti uguali. Per quanto riguarda l'amore, beh, non è il disco che parla d'amore, ma la nostra vita che lo fa.

Ci sono due parlati, uno con cui cominci e un intermezzo, me li spieghi?

Sono le miniminagghie, ovvero delle storielline che le persone anziane raccontavano ai figli, erano come delle fiabe, un tesoro da tramandare.

E in un album che ha la Sicilia come focus era giusto tramandarle. Senti, poi l'album non finisce col cantato ma lo lasci andare di musica… Le tracklist non sono casuali, no?

Quello potrebbe essere inteso come un invito all'apertura, non essendoci la voce, un dire, è un invito all'attesa del prossimo album, in lavorazione. Potrebbe anticipare quello che sarà, lasciando tutto aperto.

Della Consoli abbiamo detto, invece il rapporto con Lidia Borda come nasce? Ammetto la mia ignoranza, non la conoscevo, poi ho letto che è considerata “La miglior cantante di tango contemporanea".

Sì, lei è l'eccellenza del canto argentino, ha sposato il progetto e anche lì è un altro dono. È il trait d'union tra noi e il tango, poi ha voluto anche sperimentare e ha cantato in siciliano: sperimentarsi è fonte di vita, altrimenti rimani fermo, però ci metti un po' del tuo, quello che vince è l'emozione, alla fine.

Ho letto che tra le tue ispirazioni citi spesso due figure come Ani Di Franco e Rosa Balestrieri…

Sono stata influenzata molto dall'ascolto di una vita, il jazz, ad esempio, poi scopro la Di Franco, torno a Catania e ricerco le mie radici nella Balestrieri e in Ignazio Buttitta, e quello che ti rimane sono le pronunce di tutto quello che hai ascoltato e lì si intrecciano coi tuoi pensieri e la tua musicalità, lo studio.

Sei stata in giro con la Consoli, ma credi che ti vedremo oltre le tre canzoni che hai fatto aprendo il suo concerto?

Faremo delle cose questa estate e spero che in autunno partirà un tour mio. Speriamo di suonare tanto, andare in giro e fare la nostra musica e nel frattempo si lavora per scrivere e farlo arrivare a quanta più gente possibile. La nostra idea, però, è di andare piano, le cose fatte in fretta non vanno bene.