A un anno dalla morte di Prince, emergono ulteriori dettagli sulle cause della scomparsa dalla pubblicazione dei mandati di perquisizione. Grazie a questa documentazione è stato reso noto che nella residenza di Paisley Park in Minnesota dove il cantante è morto, sono state trovati medicinali sparsi in tutta la casa, chiusi in contenitori per vitamine e in una valigia che recava il nome di ‘Peter Bravestrong', un alias spesso usato da Prince durante i suoi viaggi. Secondo CNN; però, nessuno dei farmaci in questione sarebbe stato prescritto a nome dell'autore di "Purple Rain". È emerso inoltre come la polizia abbia esaminato account email e comunicazioni via cellulare per far luce sulle circostanze del decesso.

Sappiamo già dall'autopsia, che Prince è morto a 57 anni a causa di un’overdose di oppiacei, in particolare a causa del potente antidolorifico fentanyl, 50 volte più forte dell'eroina. Come spiegato da NBC, molte delle confezioni di pillole trovate nell'abitazione risulterebbero prescritte a nome di Kirk Johnson, guardia del corpo, assistente e amico del cantante, che pure aveva riferito agli inquirenti di non conoscere la dipendenza di Prince per i farmaci. Il dottor Michael Schulenberg, medico del cantante, sostenne di aver prescritto ossicodone (non letale) utilizzando il nome di Johnson per tutelare la privacy di Prince, ma un rappresentante del centro di riabilitazione Without Walls avrebbe riferito agli investigatori che Johnson li aveva contattati perché la star stava facendo uso di oppiacei. Al momento, nessuno è indagato per la morte dell'artista, ma le indagini continuano per far luce su chi abbia procurato a Prince il fentanyl.