in foto: Vinicio Capossela durante il concerto "In–Sanità"

Si muove a proprio agio su quella linea sottile che divide il mondo dei vivi da quello dei morti, Vinicio Capossela. Più ombra che polvere, più scuro che luce, nel dedalo di vicoli napoletani, con la voce a scavare nelle viscere della Basilica di santa Maria della Sanità, tra la luce che si incuneano nelle volte della Chiesa e le ombre sotterranee che si percepiscono grazie alle Catacombe di San Gaudioso, invisibili, ma sempre presenti, evocate dal cantore calitrano all'inizio del concerto con cui ha chiuso la prima edizione dello Sky Arte Festival che lo scorso weekend ha invaso per tre giorni la città partenopea, portando artisti, cantanti, attori e scrittori per un'esperienza diffusa che ha vissuto il giusto finale.

La location è un gioiello in cui Capossela e i cantori del Miserere dell’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso di Sessa Aurunca si incastonano perfettamente, per uno spettacolo pensato ad hoc e chiamato "In-Sanità", dice il cantante dopo essersi liberato da una camicia di forza e aver spiegato che il nome è anche una dedica al politeismo napoletano, a cui torna anche presentando Tinna Nonna di Bardella: "Chissà quante Madonne ci sono in città". Circondato dai cantori e da un'atmosfera particolare, Capossela riesce a sopperire con la musica anche a un blackout di qualche minuto: impossibilitato a cantare e anche a parlare, il cantante chiede alla cantante Marina Bruno di cantare a cappella "Villanella Di Cenerentola", tratta da "la Gatta Cenerentola" di Roberto De Simone.

Si viaggia sulla scia del barocco, con un Miserere iniziale e musiche della tradizione partenopea e non solo, mescolate anche a brani tratti dai suoi album, come "L'acqua chiara alla fontana" e "Maddalena la Castellana" incluse nelle sue Canzoni della Cupa che seguono "Villanella ch'all'acqua vai". C'è l'immancabile omaggio al suo Maestro Matteo Salvatore con il "Lamento dei mendicanti" che anticipa altri due pezzi tratti dall'ultimo lavoro del cantante "L'angelo della luce" e "La notte di San Giovanni".

"Ora tocca a un inedito Te Deum scritto durante la rivoluzione napoletana del 1799, cantato dai patrioti su musica che non abbiamo, e così noi le abbiamo musicate e arrangiate" spiega Capossela introducendo il "Te Deum de' Calabresi" (parole di Gian Lorenzo Cardone), poi la "Tinna Nonna" di Bardella fino ad arrivare al suo mare, a quel "Marinai, profeti e balene", album del 2011 da cui estrae "Le Pleiadi", "Madonna delle conchiglie" e "Sirene", intervallate da "Santissima dei naufragati".

Il magnetismo di Capossela fa sì che gli si perdoni anche qualche imperfezione di memoria (comprensibilissima soprattutto su "In Sanità", rivisitazione ad hoc di "Contrada Chiavicone") che è sorretto da un pubblico che a un certo punto canta a memoria canzoni come "Con una rosa", "Ovunque proteggi" e una versione di "L'uomo vivo (Inno alla gioia)" in cui è stato accompagnato dalla ScalzaBanda, la banda musicale di bambine e bambini del quartiere Montesanto.