in foto: Francesco Guccini (LaPresse)

Francesco Guccini, che il 14 giugno compie 77 anni, è senza dubbio uno dei cantautori che hanno scritto la storia della musica italiana. Tra i brani più celebri dell'artista, che nel 2012 ha annunciato ufficialmente la fine della sua carriera musicale, c'è sicuramente "Vedi cara", canzone scritta nel 1970 per la sua futura moglie Roberta Baccillieri, da cui si separò nel 1977.

La storia di "Vedi cara"

Contenuta in "Due anni dopo", secondo album del cantautore modenese, che nella copertina del disco continua a firmarsi solo col nome di battesimo, "Vedi Cara" fu scritta nel 1970, in occasione della crisi tra Guccini e la sua fidanzata dell'epoca Roberta Baccillieri, che nel 1971 sarebbe divenuta la sua prima moglie. In quel periodo l'artista abbandonò per 6 mesi l'Italia e la sua futura sposa ed ebbe un'infatuazione per una sua allieva americana, Eloise Dunn, alla quale nel 1978 dedicò il brano "100, Pennsylvania ave". La Baccillieri, da cui Guccini si separò nel 1977, compare insieme a lui nel retro dell'LP del 1972 "Radici".

Francesco Guccini e Roberta Baccillieri in radici.in foto: Il retrocopertina dell'album "Radici" (1972) [Credits: EMI Italiana]

La forma metrica.

Come tutte le canzoni di Guccini dell'epoca, il brano si compone solo di voce e chitarra acustica, suonata (oltre che dallo stesso Guccini) da Deborah Kooperman. In questo pezzo, il cantautore modenese si conferma un maestro nel far coincidere forma metrica e scansione ritmica con i concetti che vuole esprimere e con lo stile discorsivo del testo, in cui l'autore immagina appunto di rivolgersi alla sua amata come in un discorso diretto. La struttura ricorda vagamente la cosiddetta "canzone petrarchesca", formata da un numero indefinito di strofe di endecasillabi o settenari, senza ritornello. "Vedi cara" è infatti composta da 22 strofe, senza un vero ritornello. Fatta eccezione per il quadrisillabo iniziale (che nella maggior parte delle strofe è proprio il titolo della canzone), il metro scelto da Guccini per questo brano è l'ottonario. Esiste inoltre una strofa che esprime il concetto chiave del testo, ossia l'incomunicabilità tra Guccini e la sua amata, che si ripete identica in 5 punti diversi: "Vedi cara,/ È difficile spiegare,/ È difficile capire,/ Se non hai capito già".

Il significato del testo.

Come già anticipato, al centro del testo c'è l'incomunicabilità di fondo tra Guccini e la sua futura sposa, dettata da due modi diversi di sentire e di amare e due punti di vista differenti sulla vita e sul mondo, che conducono i due innamorati ad un'inevitabile crisi. Il racconto di queste difficoltà di comunicazione, tuttavia, rappresenta solo il punto di partenza dell'analisi del cantautore, che, in un impeto di profonda introspezione, ricerca le ragioni della crisi interiore che sta vivendo, tentando di renderle manifeste anche alla sua partner.

I fantasmi che popolano la sua mente, il suo animo mutevole ("Tutto quel che posso dire/ È che cambio un po' ogni giorno,/ È che sono differente") e i suoi sbalzi d'umore ("Certe volte sono in cielo,/ Come un aquilone al vento,/ Che poi a terra ricadrà") sono solo alcuni dei segnali di un tormento interiore che lotta per venire alla luce: "Vedi cara,/ Certe crisi son soltanto/ Segno di qualcosa dentro/ Che sta urlando per uscire". Più avanti, inoltre, l'autore sottolinea l'ineffabilità degli stati d'animo che talvolta lo pervadono e la sua incapacità di manifestarli: "Non capisci/ Quando cerco in una sera/ Un mistero d'atmosfera/ Che è difficile afferrare,/ Quando rido senza muovere il mio viso,/ Quando piango senza un grido,/ Quando invece vorrei urlare".

Il problema principale dei due amanti, al di là di una certa mancanza di empatia da parte di entrambi, risiede in un evidente squilibrio emozionale. La donna, infatti, vorrebbe che la sua presenza bastasse al suo uomo per raggiungere la serenità, ma Guccini tenta di spiegarle che ciò non è possibile: "Tu sei molto,/ Anche se non sei abbastanza,/ E non vedi la distanza/ Che è fra i miei pensieri e i tuoi./ Tu sei tutto,/ Ma quel tutto è ancora poco,/ Tu sei paga del tuo gioco/ Ed hai già quello che vuoi".

La protagonista femminile, inoltre, sembra cogliere nella distanza emotiva dell'autore i segnali di un possibile tradimento, ma Guccini la rassicura: "Non cercare/ In un viso la ragione,/ In un nome la passione/ Che lontano ora mi fa", e ancora, più avanti: "Cerca dentro/ Per capir quello che sento,/ Per sentir che ciò che cerco/ Non è il nuovo o libertà…". Un'ulteriore rassicurazione del cantautore, riguarda il fatto che la loro relazione non è giunta al capolinea: "Anche se/ Tutto il mio tempo con te/ Non dimentico perché/ Questo tempo dura ancora" e, infine, "E così non spaventarti/ Quando senti allontanarmi:/ Fugge il sogno, io resto qua!".