"Cuore" è una canzone di Lorenzo Jovanotti, scritta a pochi giorni dal 23 maggio 1992, data della strage di Capaci, nella quale furono uccisi il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il brano fu prodotto ed editato ad uso esclusivamente radiofonico e, anche successivamente, non è stato inserito in nessun album o raccolta.

Come nasce "Cuore"

Il 23 maggio 2012, in occasione del ventesimo anniversario dell'attentato a Falcone, Jovanotti spiegò in un post su Facebook l'origine di questo suo pezzo, ricordando ciò che aveva rappresentato per lui quella data così tragica per la storia italiana

Per quello che riguarda la mia vita considero il 23 maggio 1992 il giorno in cui mi sono accorto di essere legato ad una storia, ad un paese, a una comunità di persone che crede in una cosa fondamentale e non negoziabile: il diritto/dovere di ognuno di vivere in un paese libero dal potere della malavita organizzata. Organizzata in ogni sua forma, dalla più atroce e violenta a quella più strisciante, mascherata, istituzionalizzata e collusa con altri poteri.

In quella occasione il cantautore sottolineò che a colpirlo di più, dandogli la spinta decisiva per la stesura di questo testo, non fu tanto il fatto di cronaca in sé, ma la reazione dei giovani siciliani

Ancora più delle immagini della strage di Capaci a svegliarmi furono i giorni successivi, le immagini della folla per le strade di Palermo, dei ragazzi che erano ragazzi come me, la maggior parte di loro non erano dei militanti esperti di cortei, ma giovani cresciuti negli anni '80, senza mitologie di impegno politico o sociale, erano ragazzi che rivendicavano la libertà della propria terra dagli usurpatori di ogni genere. Sfidavano gli autori della strage di Capaci a viso aperto.

Il significato del testo di "Cuore"

Il testo della canzone parte proprio dalle migliaia di giovani presenti in piazza a Palermo, per i funerali di Giovanni Falcone, dal loro bisogno di risposte e di protezione e dalla loro sensazione che il loro futuro fosse usurpato dai boss mafiosi, nel quale Jovanotti si identificava: "I ragazzi son stanchi dei boss al potere/ i ragazzi non possono stare a vedere,/ la terra sulla quale crescerà il loro frutto bruciato/ ed ad ogni loro ideale distrutto". Successivamente il focus si sposta sulla denuncia dell'omertà dei cittadini e della connivenza e del disinteresse da parte dello Stato, colpevole secondo l'autore di non creare alternative alla vita disonesta per i ragazzi del Sud Italia: "I ragazzi denunciano chiunque acconsenta/ col proprio silenzio un'azione violenta", "I ragazzi denunciano chi guida lo Stato/ per non essersi mai abbastanza impegnato/ a creare una via per chi vuole operare/ senza esser costretto per forza a rubare".

La diffidenza dei giovani di quegli anni, di cui Jovanotti si fa portavoce, non risparmia nessuna istituzione, compresa quella scolastica, a cui il testo rivolge un'aspra critica: "I ragazzi non credono ad una parola/ di quello che oggi c'insegna la scuola./ I ragazzi diffidano di ogni proposta,/ non stanno cercando nessuna risposta,/ ma fatti, giustizia, rigore morale/ da parte di chi calza questo stivale".

Il finale del brano, però, è intriso di fiducia nella battaglia portata avanti dai coetanei del cantautore contro la criminalità organizzata e di speranza che l'Italia potesse liberarsi in tempi brevi del celebre stereotipo per il quale l'unica cosa caratteristica della nazione è la mafia. Speranza che, a 25 anni dalla pubblicazione del pezzo, è rimasta in larga parte disattesa.

La versione live a Palermo.

Il 22 maggio 2008, alla vigilia del sedicesimo anniversario della strage di Capaci, Jovanotti fece tappa a Palermo, con il suo "Safari Tour". In quell'occasione eseguì una versione live di "Cuore", che introdusse così al pubblico siciliano

Non è stato tanto il fatto di cronaca in sé a cambiare la mia visione del mondo e il mio rapporto con questa terra. È stata la vostra reazione, che il giorno dopo mi arrivò addosso come qualcosa che mi riguardava profondamente anche se io vivevo molto lontano.