Era il 1982 quando Claudio Baglioni scrisse "Avrai", una canzone che nacque ispirata dalla nascita di suo figlio Giovanni, avvenuta il 19 maggio, tre giorni (e qualche anno) dopo quella del padre, nato il 16. La canzone uscì come singolo il 9 giugno, ma senza essere inclusa in album di inediti, mentre verrà utilizzata in varie raccolte, come "Tutti qui", "Alè-oò", "Per il mondo. World Tour 2010", divenendo una delle sue canzoni più amate dai fan. "Avrai", infatti, diventò uno dei singoli più venduti di quell'anno, piazzandosi quinto in totale, alle spalle solo di "Der Kommissar" di Falco, "Paradise" dell'attrice Phoebe Cates, "Reality" di Richard Sanderson e "Bravi ragazzi" di Miguel Bosè. La canzone darà anche il nome allo spettacolo speciale che il cantante romano ha portato in scena in Vaticano nel dicembre del 2016 per raccogliere fondi a favore dell'ospedale di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, e per le popolazioni colpite dal terremoto.

Registrata a Londra in 2 giorni.

La canzone, prodotta da Geoff Westley (che divenne uno dei musicisti più amati del Paese dopo aver collaborato con Lucio Battisti, fu registrata a Londra in soli due giorni e in una situazione rocambolesca, come spiegherà lo stesso Baglioni in un'intervista a Gioia: "Quasi sempre i dischi si finiscono in maniera disperata. Avrai l'ho fatta in una pausa di Paul McCartney, registrava tutti i giorni tranne il mercoledì: mi infilai nello studio mentre lui giocava a Space Invaders".

Una canzone dedicata al figlio.

"Avrai" fu scritta, appunto, in occasione della nascita del figlio e, come dichiarò in un'intervista: "È una canzone che nel tempo è diventata una sorta di inno, dell’augurio, della promessa, del patto stabile che ci deve essere tra coloro che sono già al mondo e quelli che stanno per arrivare. E poi perché è un futuro: “Avrai” significa stabilire ancora una volta in più una concordia, un senso di trasmissione, sia di valori ma anche di cose che diano esperienza, tradizione, ma anche slancio per il futuro che noi pensiamo debba sempre essere la parte migliore della nostra esistenza".

La canzone è un insieme di immagini, di speranza, realistiche, malinconiche, un augurio e un avviso a quel figlio che ha una vita intera davanti a sé: "Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare, schiuma di cavalloni pazzi che s'inseguono nel mare e pantaloni bianchi da tirare fuori che già estate (…) Avrai, avrai, avrai il tuo tempo per andar lontano, camminerai dimenticando, ti fermerai sognando". Ma in questa canzone che immagina la vita di Giovanni ci sono anche l'amore con i suoi problemi ("Avrai una donna acerba e un giovane dolore, viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore"), "la sigaretta che ti fuma in bocca un po' di tosse" e "lavoro da sudare" e la guerra, come fa notare il sito "Canzoni contro la guerra", che scrive: "Quell'augurio, formulato al proprio figlio neonato, di poter sempre avere a disposizione nel suo futuro ‘una radio per sentire che la guerra è finita' costituisce un potente moto di speranza e di affermazione della vita, al pari di ogni altro augurio espresso dal cantautore romano in questo suo commosso inno ad una nuova esistenza. Va tra l'altro ricordato che anche quel 1982 fu un anno decisamente "bellico", con il conflitto anglo-argentino delle Falklands".