in foto: Lucio Battisti (LaPresse)

Era il marzo 1977 quando uscì il singolo "Amarsi un po'/Sì, viaggiare" di Lucio Battisti, un lato A e lato B da KO, come sa chiunque ami la musica italiana. Quell'anno, infatti, il cantante pubblicò il suo undicesimo album "Io tu noi tutti" che aveva in queste due canzoni due perle che sarebbero rimaste, nel tempo, nei best of dedicati a Battisti, che di canzoni famose ne sapeva qualcosa, anche grazie al suo sodalizio con Mogol, paroliere a cui fu legato per la maggior parte della sua carriera e a cui sono legati i suoi maggiori successi, prima di cambiare strada e affidarsi a un più ostico, ma non meno valido, Pasquale Panella, che scrisse i testi dei suoi ultimi cinque album.

La canzone più venduta del 1977.

Ma rimaniamo a quel 1977, quando l'album di Battisti si classificò al secondo posto per quanto riguarda le vendite totali dell'anno, piazzandosi alle spalle soltanto di quell'altro capolavoro che è "Burattino senza fili" di Edoardo Bennato, ma tenendosi dietro Donna Summer con "I remember yesterday", ma anche album come "Alla fiera dell'est" di Angelo Branduardi e "Animals" dei Pink Floyd, tra gli altri. Nessuno, però, poté nulla contro quella canzone, contro un brano che sarebbe entrato nella Storia della musica italiana: non poté nulla un pezzo amato come "Ti amo" di Umberto Tozzi (che quest'anno festeggia i 40 anni del brano), né "Solo tu", uno dei tanti successi dei Matia Bazar, ma anche la dance di Donna Summer ("I feel love") o "Solo" di Claudio Baglioni dovettero farsi da parte.

Ostacoli, sofferenze, sconforti e lacrime.

Mogol trovò una chiave per raccontare l'innamoramento e lo fece partendo dalle difficoltà che comporta l'amarsi, "gli ostacoli, le sofferenze e poi sconforti e lacrime per diventare noi: uniti,
indivisibili". Un testo breve che però è ricco di immagini, similitudini e metafore ("Amarsi un po’ è come bere", "Amarsi un po’ è un po’ fiorire", "è difficile quasi come volare"), classico della scrittura di Mogol e perfetto per essere cantato dall'inconfondibile voce di Battisti.

Il flop inglese.

La canzone visse anche in una versione inglese, "To feel in love", in quell'album, "Images", che cercò di sdoganare uno dei nostri cantanti pop più importanti di sempre nei paesi anglofoni. Un'idea che si rivelò in breve tempo un vero e proprio flop sia di qua che al di là dell'oceano (dove non perdonarono la pronuncia scolastica del Nostro), al punto da far ritirare l'album dal mercato italiano.