in foto: Rino Gaetano interpreta "Aida" (Credits: Instagram)

Esce il 16 giugno la cover di "Aida" di Gianluca Grignani, primo singolo estratto dal doppio album "Aida Legacy Edition", omaggio al grande Rino Gaetano, che sarà in tutti i negozi di musica e nei digital store a partire dal 30 giugno. Il progetto, che uscirà in versione doppio cd e vinile, contiene esecuzioni live e cover (inedite e non), realizzate da Grignani, Fabrizio Moro, Briga e Tricarico. L'occasione è quella dei 40 anni dall'uscita di "Aida", disco più celebre del cantautore calabrese, prematuramente scomparso 36 anni fa, all'età di 30 anni. La canzone che dà il nome all'album è una delle più famose di Gaetano e descrive un intero secolo di storia italiana, il ‘900, rapportandolo alla vita di una donna bellissima, l'Aida del titolo appunto.

L'origine di "Aida"

Durante un concerto tenuto nel 1977, insieme ai Crash, a San Cassiano, in provincia di Lecce, il cui audio integrale è contenuto nella raccolta postuma del 2009 "Live e Rarities", Rino Gaetano introdusse così "Aida"

Ultimamente, qualche mese fa, io ho visto un film molto importante, che è "Novecento" di Bertolucci. Questo film era un po' la storia dell'Italia, raccontata proprio in due parti. Io ho cercato di scrivere, di portare in canzonetta, la storia dell'Italia, degli ultimi 70 anni italiani, partendo un po' dalle guerre coloniali fino ad oggi. E allora mi sono servito, per fare questa canzone qui, di una donna, che ha vissuto, attraverso i suoi amori e i suoi umori e la sua cultura, la politica italiana. Questa donna si chiama Aida.

Sicuramente la scelta del nome "Aida" si rifà al titolo della celebre opera lirica di Giuseppe Verdi, ma non è l'unico motivo per il quale il cantante ha voluto dare alla protagonista della sua canzone proprio questo nome. Senza dubbio Verdi è uno dei compositori più amati del Risorgimento Italiano, nonché un vero e proprio simbolo della storia musicale della nostra nazione, senza contare il significato patriottico dell'acronimo "Viva Verdi" (che stava per "Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia"), che comparve in epoca risorgimentale sui muri di città come Milano e Venezia. Inoltre la protagonista dell'opera verdiana è una bellissima principessa etiope divisa tra l'amore per la sua patria e quello per un giovane guerriero egiziano (appartenente al popolo che l'ha resa schiava), un po' come l'Italia del secondo dopoguerra è divisa tra il mito delle sue origini e il sogno americano e un po' come questo stesso brano è diviso tra un sentimento di amore e odio per la propria nazione.

Ma Aida non è una sola donna, è la summa di tutte le donne italiane di quell'epoca, come racconta il cantautore stesso in un'intervista al settimanale musicale "Ciao 2000", di cui Wikipedia riporta uno stralcio

Aida non è una donna ma sono tutte le donne che raccontano, ognuna per cinque minuti, la propria storia. E chiaramente qui viene fuori la storia di questi settanta anni italiani.

E ancora, nel libro "Ma il cielo è sempre più blu: pensieri, racconti e canzoni inedite", pubblicato da Mondadori nel 2004

Aida è un nome tipico italiano, perchè rappresenta tutte quelle donne da settant'anni a questa parte, quindi la nonna, la mamma, la fidanzata, un'eventuale futura mia figlia. Sono tutte Aide, che hanno sofferto come forse ho sofferto io negli ultimi 28 anni e come ha sofferto mia madre negli ultimi anni.

Nel brano Rino Gaetano riportò il tema della marcia trionfale dell'"Aida" verdiana, ma, folgorato com'era dalla prepotente entrata del reggae sulla scena musicale di quegli anni, si ispirò anche a "No Woman no Cry" di Bob Marley, ottenendo, però, un risultato completamente diverso dal cantante giamaicano.

Il significato del testo.

Nel brano, Aida è ormai una donna anziana, che sfoglia il suo album di fotografie. "I suoi ricordi e le sue istantanee" come dice subito Gaetano, che fanno il paio con "i suoi tabù, le sue madonne e i suoi rosari", emblemi di una vita vissuta da devota cattolica, ma anche di una tradizione millenaria che rappresenta una parte importante della storia italiana, che già nel 1977, però, era avvertita come oppressiva dalle frange più progressiste della popolazione. C'è poi il riferimento al nazionalismo e alle guerre coloniali: i "mille mari" del Mare Nostrum e l'"alalà", grido di battaglia utilizzato da D'Annunzio e dagli aviatori italiani nell'incursione aerea su Pola del 1917, diffuso poi durante la presa di Fiume e, successivamente, esteso a tutto il fascismo.

La complessa simbologia della canzone prosegue su questa scia, in perfetto ordine cronologico, citando, oltre alle calze a rete di Aida, i suoi "vestiti di lino e seta", possibile rimando ad un cinegiornale dell'Istituto Luce sul matrimonio di Edda Mussolini e Galeazzo Ciano, nel quale la voce del commentatore diceva: "Vestiti di lino e seta, dopo la cerimonia si avviano al radioso futuro di novelli sposi". Successivamente l'autore passa dalla moda al cinema e cita l'attrice tedesca Marlene Dietrich e il celebre personaggio di Charlie Chaplin (morto proprio nel 1977, ma dopo la pubblicazione del brano), Charlot.

Inevitabilmente, poi, il discorso di sposta sulla guerra: "e dopo giugno/ il gran conflitto", dove ovviamente la data a cui si fa riferimento è quella del 10 giugno 1940, quando Benito Mussolini si affacciò dal balcone di Palazzo Venezia per annunciare l'entrata in guerra dell'Italia, "e poi l'Egitto", ossia le campagne in Nord Africa, che, pur avendo conseguenze estremamente deleterie per l'esercito italiano, rappresentavano uno scenario che appassionava gli Italiani e su cui, grazie alle battaglie di El Alamein e di Giarabub, il fascismo costruì gran parte della sua propaganda. Immancabili le "marce", le "svastiche" e i "federali", simboli di un periodo buio della storia italiana ("sotto i fanali/ l'oscurità"), che lasciò "un paese diviso" e "più nero nel viso", in cui però il rosso è il colore dell'amore e non più del sangue versato dai soldati in guerra.

Si arriva così al grido di "Aida, come sei bella", sofferta dichiarazione d'amore alla nazione, nonostante le contraddizioni e le tragedie del suo passato, che introduce la seconda parte della canzone, che racconta l'immediato dopoguerra. Tra "compromessi", "povertà", "salari bassi", "fame" e lo spettro del "terrore russo", agitato a partire dalla costituzione dell'URSS nel 1947, e la contrapposizione tra "Cristo e Stalìn" (che fa riferimento alla scomunica dei comunisti da parte di Pio XII nel 1949), verso nel quale il nome del dittatore sovietico è pronunciato da Gaetano alla maniera popolare, con l'accento sull'ultima sillaba. Per poi approdare all'assemblea costituente e alla democrazia, rispetto alla quale il cantautore commenta rassegnato "e chi ce l'ha?", come a dire che, in realtà, in Italia la democrazia è stata solo un'illusione, perché gli interessi di pochi hanno continuato a prevalere su quelli delle masse.

Il brano si conclude con i "trent'anni di safari", ossia trent'anni di lotte tra politici ("antilopi e giaguari"), imprenditori ("sciacalli") e uomini dello spettacolo ("lapin"). L'uso del termine "antilopi" fa riferimento allo scandalo Lockheed, l'azienda statunitense che negli anni '70 pagò tangenti a politici e militari olandesi, tedeschi, giapponesi e italiani, per vendere nelle rispettive nazioni i propri aerei militari. Il Presidente della Repubblica Giovanni Leone si dimise perché accusato di essere l'Antelope Cobbler, nome in codice del politico corrotto italiano, ma la sua colpevolezza non è mai stata dimostrata. Tra gli altri sospettati c'erano Mariano Rumor, Giulio Andreotti e Aldo Moro. L'espressione "lapin", invece, allude alle pellicce di lapin, ossia di un tipo di coniglio a pelo lungo, indossate all'epoca da alcuni personaggi dello spettacolo.