Giulio Rapetti compie 80 anni. Se il nome all'anagrafe non vi dice nulla, forse dovreste provare con Mogol, il più grande paroliere italiano. Legato a doppio filo con la carriera d'oro di Lucio Battisti e non solo, Mogol nasce il 17 agosto 1936 a Milano. Il sodalizio con Battisti nasce nel 1965 e termina agli inizi degli anni '80 continuando con un'aspra battaglia legale tra l'artista e gli eredi di Lucio Battisti. Mogol ha scritto più di 1500 testi, brani che hanno fatto la storia della musica leggera italiana.

"Briciole di baci" (1960) è il suo primo testo ufficiale interpretato da Mina, il successo arriva l'anno seguente con "Al di là", canzone scritta con Carlo Donida e interpretata da Luciano Tajoli e Betty Curtis. Mogol firma a suon nome "Il cielo in una stanza", una prima edizione successivaemente scritta da Gino Paoli, poi sposerà Serenella il 21 gennaio. A lei è dedicata la canzone "29 settembre", il giorno del suo compleanno. Nel 1964 scrive "Una lacrima sul viso", la canzone che lancerà la carriera di Bobby Solo.

Le cover più famose.

È stato il fautore della moda di tradurre le canzoni dall'inglese all'italiano, diede di fatto vita alla stagione d'oro delle cover: "Sognando la california", versione italiana di "California Dreamin'" dei The Mamas & the Papas e ancora "Senza Luce", versione italiana della hit dei Procol Harum "A whiter shade of pale", entrambe interpretate dai Dik Dik. Ha scritto anche "Ragazzo solo, Ragazza sola" per David Bowie, versione italiana di "Space Oddity" che non ha nessuna attinenza con il tema della canzone originale.

La diatriba giudiziaria con gli eredi di Battisti.

Mogol è da tempo impegnato in una battaglia legale per scardinare il veto imposto da Grazie Letizia Veronese, moglie di Battisti, che impone il blocco su qualsiasi iniziativa circa il patrimonio artistico del cantante morto nel 1998. Il tribunale civile di Milano ha emesso una prima sentenza in cui si dichiara la società "Acqua azzurra edizioni musicali" (la Veronese è socio di maggioranza e amministratore unico) "inadempiente ai contratti di edizione conclusi con Giulio Rapetti Mogol". Condannata al risarcimento di 2.6 milioni di euro, il Tribunale ha però respinto la richiesta di 8 milioni di euro intentata da Mogol per aver ostacolato lo sfruttamento commerciale del repertorio a firma Mogol/Battisti.