Sono stati scomodati Burial e, ovviamente, Elena Ferrante quando ha cominciato ad apparire sui giornali e soprattutto su Youtube il nome di LIBERATO (credo che ci tenga che sia scritto in caps lock), cantante napoletano dall'identità sconosciuta che è tornato a far parlare di sé il nove maggio, giorno a cui era dedicata la sua prima canzone e in cui è uscito il secondo singolo "Tu t'e scurdat' ‘e me". E la seconda ondata di ribalta nazionale è fedelmente identica alla prima, visto che, nel frattempo, a parte qualche status su Facebook e un'"intervista" data a Rolling Stone non c'è stato molto da dire, a meno che non si volesse rientrare in quello che è l'argomento principale della questione: chi è LIBERATO? L'anonimato, e il mistero in generale, è un fattore che, con un po' di sostanza alle spalle, può dare una spinta a un progetto: lo sanno le persone citate prima, quel Burial, artista inglese, che per anni ha tenuto nascosta la propria identità prima di fare coming out, dopo che il suo nome era stato associato a svariati musicisti e, appunto, la Ferrante, scrittrice misteriosa, ormai diventata di culto anche negli Stati Uniti, dietro cui qualcuno ci ha visto per anni Goffredo Fofi, Domenico Starnone o Anita Raja.

Una stupenda costruzione mediatica.

In questi giorni, insomma, pare che se non si canticchi una tra "Nove maggio" e "Tu t'e scurdat' ‘e me" o abbia una tua opinione su LIBERATO non si sia al passo coi tempi… e infatti tutti ne parlano. No, non è propriamente vero, diciamo che ne parlano molto i media e ancora di più gli addetti ai lavori e gli appassionati di musica, ma la costruzione dell'immaginario del cantante (collettivo?) passa e parte soprattutto da lì. I numeri dicono che non c'è stato il cosiddetto sfondamento, benché le 150 mila visualizzazioni (ad oggi) di "Nove maggio" non siano poche, e neanche le oltre 70 mila in pochi giorni dell'ultimo singolo (in trend tra i video), ma oggi la viralità ha altri numeri. Eppure. Eppure LIBERATO, con soli due titoli, sarà tra gli ospiti del Mi Ami Festival, ad esempio, che ultimamente non era mai stato molto generoso con gli artisti campani e può vantare articoli di giornali anche non vicinissimi a questo mondo.

Il sound UrbaNeapolitano.

LIBERATO rapper? LIBERATO neomelodico? Poco importa, il suo merito è sicuramente nella capacità di cavalcare un sound che non è una novità assoluta (perché, la trap lo era? E comunque qualcosa c'è anche in pezzi come "N'Ata Notte" di Franco Ricciardi), ma che mescolato a un cantato caratteristico, che qualcuno (sbagliando, secondo chi scrive) ha definito "neomelodico", dà una botta di freschezza in un panorama che vive molto di alti e bassi. Il progetto LIBERATO, insomma, ha trovato un buco in cui infilarsi, ha costruito un'ottima campagna mediatica, ha confermato che un certo sound internazionale mediterraneizzato può dare i suoi frutti (e gli Almamegretta potrebbero dare lezioni in materia) e soprattutto ha sfruttato – e di questo va dato atto anche al regista dei due video, Francesco Lettieri – di aver trovato una chiave iconografica che riesce a essere per nulla fastidiosamente oleografica. Quello che è affascinante, infatti, oltre alle melodie che si piazzano in testa, è quell'impressione di costruzione a tavolino, un pacchetto di comunicazione e marketing tessuto attorno al progetto.

I luoghi di Napoli nella musica di Liberato.

L'immaginario, dicevamo. Lettieri, tra i talenti – si può dire – nel suo ambito (e non a caso prima scelta di alcuni dei progetti alternativi che in questi anni sono andati per la maggiore) ha scelto un immaginario partenopeo ma, appunto, non oleografico, dove il lungomare, il Vesuvio e i Quartieri, raccontano e non sono solo un ammiccamento (anche, non solo) alla Napoli da cartolina. Facendo della città una delle protagoniste principali dei video (ma che bravi anche quelli in carne ed ossa) il regista ha scelto location come le palazzine di Piazza Grande ai Ponti Rossi (quello dove la protagonista del primo video balla gran parte del tempo, dividendolo con Fuorigrotta) o Piazza Mercato, non proprio la zona più turistica della città (quella in cui si vede un uomo col giubbino con scritto LIBERATO di spalle). I momenti più folkloristici non mancano, come il matrimonio su via Caracciolo, che però è più la fotografia di uno luogo che altro (provate a passarci in primavera/estate senza trovarci novelli sposi con testimoni, amici e fotografi al seguito), e allo stesso tempo non mancano i luoghi simbolo, dalla Gaiola – che però è uno dei posti dove i protagonisti del video potrebbero andare a farsi il bagno senza che sembri una forzatura o una concessione all'immagine turistica -, citata anche dal cantante ("‘Na festa a Trentaremi"), oppure luoghi come Mergellina, Marechiaro, (chiove ‘ngopp' a) Procida, (ce stann' ‘e fuochi abbascio) Forcella, Nisida o lo stadio San Paolo e il Maradona dei Quartieri Spagnoli del primo video.

Chi è LIBERATO.

La domanda del momento è chiaramente questa: le ipotesi sono tante. In realtà c'è una teoria per ogni persona, e le voci si sprecano: c'è chi pensa a qualcuno vicino al mondo della dance (visti i credits di coda dell'ultimo video), chi, chiaramente, dell'hip hop napoletano, sono spuntati fuori i nomi di Livio Cori e di Granatino, che per negare ha pubblicato anche un pezzo sulla scia di "Nove Maggio" includendo anche messaggi vocali, e alle mie orecchie sono anche arrivati i nomi di Di Bella (no!) e Alfredo Maddaluno (Yombe). Ma la domanda vera è: ce ne importa veramente di scoprire l'identità di LIBERATO? Cosa cambierebbe? Niente, così come non cambierebbero i libri della Ferrante se facesse coming out o quelli di Pynchon se avessimo foto attuali e non sono cambiati i pezzi di Burial dopo la scoperta della sua vera identità. Quello che ci preme adesso, invece, è capire come si svilupperà il progetto e soprattutto, se "Nove maggio" ci avvisava che qualcosa sarebbe successo quel giorno, cosa ci dirà quanto dovremmo aspettare per il terzo singolo? Intanto LIBERATO se la ride, noi, invece, per adesso ci facciamo bastare questo mistero e i due singoli.