in foto: Max Gazzè in scena con Alchemaya

Come si può spiegare a chi non ha avuto la fortuna di ascoltarlo, quel progetto (possiamo dirlo?) pazzoide che è “Alchemaya” di Max Gazzè? Eppure ci sono momenti nella vita di alcuni artisti in cui questi decidono di concedersi delle libertà creative, qualcosa che va contro quello che è il mondo (e quelli che sono alcune maglie) del pop e del mercato odierno: girare alcuni dei maggiori teatri italiani con un’orchestra di 50 elementi, una voce recitante, con una rilettura della nascita del mondo, pezzi originali mai ascoltati prima con i costi che ne derivano non è una cosa da tutti i giorni. Dopo gli ultimi 3 anni vissuti al massimo, sulla cresta dell’onda e di un doppio incredibile successo ("La voce del padrone" con Daniele Silvestri e Niccolò Fabi e "Maximilian", ultimo album solista che vanta successi radiofonici come "Ti sembra normale", "La vita com'è" e "Teresa"), Max Gazzè ha deciso che era arrivato quel momento e assieme al fratello Francesco, sodale da sempre, ha deciso di lasciare da parte il suo basso e dedicarsi a mettere per iscritto ciò che è derivato da anni di ragionamento, pensiero e studi sulla vita.

Un’opera sintonica, “Alchemaya”, termine che si comprende meglio quando dalla platea del Teatro San Carlo abbiamo potuto godere questo spettacolo che unisce la classica ai synth, all'elettronica. In che modo Gazzè poteva far convivere orchestra, elettronica, pop e la sua inconfondibile voce senza perdersi o senza che noi perdessimo qualcosa? In maniera molto semplice, in realtà, benché di semplice non ci sia assolutamente nulla. Sul palco con lui c'è la Bohemian Symphony Orchestra Prague diretta dal Maestro Clemente Ferrari, ma anche Ricky Tognazzi, la cui voce accompagna e introduce i temi che il cantante tratterà nelle singole canzoni.

Gazzè sul palco si muove come un secondo direttore d'orchestra, accompagna gli strumenti, e si fa da parte, come tutti, quando tocca a Tognazzi. Il libretto aiuta molto la comprensione di quello che avviene nella prima parte, quella inedita: è molto complesso dare l'idea di quello che succede, da una parte infatti la familiarità della voce di Gazzè aiuta senza dubbio a seguire questi brani ricchissimi sia sonoramente che testualmente, mantenendo quella capacità che da sempre accompagna il musicista romano di riuscire ad essere pop, ricercato e mai banale. Quello che racconta Gazzè è la vita, ma da una prospettiva, quasi capovolta, dove la Terra diventa l'Eden, l'uomo un essere selvaggio che può lavorare al posto dei colonizzatori, viaggiatori dello spazio, in cerca d'oro, materia che permette la vita sul proprio pianeta. E così per cominciare il cantante presenta "L'origine del mondo". Scava nella vita, Gazzè, la rimodella, si rifà ad alcuni riferimenti anche mitici/mitologici, ma noti, come quello di Atlantide o l'Arca, le digressioni, però, sono varie e ci si immerge nel significato dell'uomo tra religione e filosofia, ma come spesso capita per la musica, le canzoni prendono forma diversa a seconda di come le si vogliano leggere e forse a spiegarle si fa perdere la giusta via.

Lo spettacolo messo su dal cantante e dal fratello va visto e ascoltato (e sarà curioso provare a riascoltarlo da casa/auto/lavoro senza l'impatto visivo), nella prima parte, ma anche nella seconda, dove il pubblico torna verso lidi più noti, quando tornano alcune delle sue canzoni più note, ovviamente riarrangiate per l'occasione, per non perdere il gusto e soprattutto per capire che se le cose devono essere fatte vanno fatte bene. Per chi volesse provare a capirci sono ancora due date, quella di Padova, Gran Teatro, il 13 aprile e l'Auditorium del Lingotto a Torino il 14. Farsi spiazzare resta ancora una delle cose più belle per chi ama la musica. E Gazzè sa come farlo con classe.