in foto: Bruce Springsteen durante il concerto di Madrid (Getty Images)

Quello che doveva essere LO spettacolo si è rivelato tale e Bruce Springsteen, che live non si è mai risparmiato, ha confermato questa sua propensione anche al Circo Massimo, dove ieri sera si è esibito per una tappa in esterna del Postepay Rock in Roma, la rassegna romana che solitamente si tiene a Capannelle e che ieri, invece, ha portato il Boss al Circo Massimo, dopo David Gilmour e prima di un progetto che Maxmiliano Bucci, uno degli ideatori del festival, cercherà di bissare l'anno prossimo all'interno di un progetto più ambizioso, anche di internazionalizzazione, come ha detto qualche settimana fa ai microfoni di Fanpage.it. Ma oggi ci sono occhi e orecchie solo per il Boss che ha tenuto incollate le 60 mila persone che si sono ammassate nel cuore di Roma per quasi 4 ore di concerto in uno dei luoghi più suggestivi del mondo, attorniato da decine di migliaia di fan che dalle 15 hanno cominciato a riempire il Circo Massimo in ogni ordine di posto, aspettando la Treves Band che ha dato il via alla musica, prima dei Counting Crows.

"Roma città più bella del mondo"

Ma la serata era quella del Boss e così il rito di Springsteen si è ripetuto anche a Roma col pubblico fedele quanto quello che ogni anno attende, impaziente, lo scioglimento del sangue di San Gennaro. Solo che qua l'unico sangue che si scioglie è quello dei fan, quando si ritrovano Springsteen a correre per il palco, ringraziando la più bella città del mondo ("Daje", come dice in un romano stentato ma coraggioso) e regalando anche qualche perla, come quella con cui debutta, ovvero "New York City Serenade" che nel "The River Tour" non aveva ancora suonato. Un omaggio alla città – in precedenza era entrato sulle note di "C'era una volta il West" – che è proseguito con pezzi da quell'album, ripubblicato qualche mese fa in occasione dei 25 anni di uno dei suoi lavori simbolo e sconvolgendo un po' la scaletta attesa, come dimostra anche "Summertime Blues", anch'essa mai suonata prima in questo tour.

I fan sul palco.

Un successo incredibile dopo il pienone di qualche giorno fa al San Siro, riempito per due sere consecutive, e con uno spettacolo che si ripete cambiando i protagonisti. E i protagonisti sono in mezzo al pubblico che il Boss abbraccia, tocca, bacia, immune alla paura di quello che è successo poche ore prima a Nizza e avevano costretto un ancora maggiore controllo sull'area e sul pubblico: e allora a metà concerto dedica la serata ai "fratelli francesi". E il concerto si riempie pian piano di quelle ritualità che hanno fatto di quello di Springsteen uno degli appuntamenti più amati anche per chi non conosce a memoria il suo repertorio ma sa – ché oggi è cosa nota – che un concerto del Boss va visto anche solo se si ama la musica: quindi c'è la raccolta dei cartelloni con le richieste puntualmente esaudite, che ogni sera fanno sì che la scaletta vari un po', c'è la ragazza che sale per ballare il liscio col cantante e il ragazzino di 13 anni che chiede di salire sul palco per suonare la batteria (aveva un cartello con la scritta "Ho 13 anni e studio percussioni. Posso salire e suonare con te?") e quello che suona la chitarra, confermando iun canovaccio che non fa in tempo a stancare nessuno e anzi si nutre, ogni volta, dell'amore del suo pubblico.