Il ritorno di Amanda Lear in Italia avviene sottovoce, senza ospitate urlate in televisione, ma ha i tempi della musica e del teatro, suo grande amore di questi ultimi anni, quelli che l'hanno vista liberarsi da un cliché, quello della regina della disco music, che l'ha tenuta ingabbiata per decenni e a cui si è malvolentieri adeguata. Lo Zog è scuro anche se è l'una e a Milano splende un sole estivo e i Navigli sono pieni di persone che se lo godono. La Lear è altissima e regale, mangia un panino sull'uscio mentre aspetta di ricominciare le riprese del video di ‘Mai più', il singolo in cui duetta con Gianluca De Rubertis, cantautore pugliese che nel mondo ‘underground' è un nome noto da anni, e che in quello cosiddetto mainstream ha fatto capolino nel 2008 quando con Il Genio – band che divide con Alessandra Contini – fece innamorare Simona Ventura e l'Italia intera con ‘Pop porno', che divenne in brevissimo tempo un vero e proprio tormentone.

L'eleganza di ‘Mai più' con Gianluca De Rubertis.

Tormentone come in potenza è anche  questa ‘Mai più' – il cui video uscirà in esclusiva su Fanpage.it -, come ci dice la Lear seduta guardando la finestra che dà proprio sui Navigli: "Ha delle parole bellissime e poi è un vero e proprio tormentone che ti entra in testa. È un pezzo molto orecchiabile" dice spendendo bellissime parole per un pezzo che fa parte dell'ultimo album del cantautore ‘L'universo elegante' e che ha voluto fortemente che fosse presente anche nel suo prossimo lavoro in uscita nei prossimi mesi.

Non chiamatemi regina della dance.

Quello della cantante è uno strano destino, ci spiega, fatto di un inizio rock&roll alla corte di un genio come David Bowie, che divenne però, suo malgrado, dance e che la tenne ingabbiata per molti anni in un abito che non le apparteneva, come ha ‘urlato' anche nell'album del 2011 ‘I Don't Like Disco'. La colpa ci ha detto, è stata della sua etichetta di allora, che era tedesca e amava il ‘bum bum bum' della dance hall

Alla nascita della mia carriera ero con David Bowie, produttore del mio primo disco, e dunque la mia strada era il r&r e la bella musica. Purtroppo sono capitata in un momento in cui stava nascendo la disco music e la mia etichetta tedesca disse che dovevo farla, io risposi: ‘Che fa schifo', ma dissero che dovevo no e così sono stata condannata a fare tanti album di fila di disco, sempre questo ‘bum bum', e da questo sbaglio è nato questa immagine della Lear regina della disco. Ho dovuto aspettare tutti questi anni per fare quello che volevo, entrare in una sala d'incisione dove c'erano degli strumenti veri, che non avevo mai visto e cantare cose che mi piacciono.

Tomorrow, la canzone più brutta.

Una gabbia che le ha dato fama mondiale che continua ancora oggi e spesso è identificata con il suo brano di maggior successo, quella ‘Tomorrow' che in Italia ha rifatto anche assieme una band come i CCCP di Giovanni Lindo Ferretti e che il pubblico canta e balla ogni volta che può. Il giudizio della Lear non ammette repliche

Tomorrow? È la canzone più brutta che ho scritto, insopportabile.

Giudizi tranchant sulla tv italiana.

Ma se si parla di giudizi tranchant l'artista non si tira indietro e non risparmia neanche la televisione, che pure l'ha vista protagonista ma a cui non lesina critiche da qualche anno a questa parte, soprattutto da quando il termine di paragone è diventato principalmente il suo amatissimo teatro, che oggi la impiega più di ogni altra cosa, soprattutto in Francia

Faccio teatro perché mi ero stufata della tv italiana; se trovassi qualcosa di interessante dove posso esprimere quello che so fare, che mi interessa, parlare di moda, pittura, musica, ok, ma se è solo per fare l'opinionista non mi interessa. Anche Sanremo è una bellissima vetrina, pazzesca, per presentare le canzoni nuove, eppure lo rovinano.

Intanto la Lear si diverte in questo bel duetto con De Rubertis, in cui racconta ‘il punto terminale di una storia d’amore, espresso con toni disincantati e a volte contraddittori'.

Mai più mai più le curve del tuo sguardo su di me.