La storia di Mia Martini è una storia di successo e dolore, dal sapore malinconico, come l'immagine che in molti ha lasciato una delle maggiori interpreti della canzone italiana. Ma ridurre tutto alla malinconia sarebbe un errore troppo grande, che non renderebbe merito all'energia e alla capacità di rialzarsi di Mimì da Bagnara Calabra. Domenica Bertè all'anagrafe, sorella di Loredana, nata lo stesso giorno e lo stesso mese della sorella con cui ha avuto un rapporto che ha vissuto anche una grande separazione, la cantante divenne Mia Martini per esigenze artistiche. Dopo un inizio in cui utilizzò il suo nome e che la vide ottenere alcuni piccoli successi sotto l'ala del produttore Carlo Alberto Rossi, la Bertè diventa Mia Martini grazie all'avvocato Crocetta, patron del Piper e scopritore di talenti come Patty Pravo.

Crocetta, leggenda vuole, la lanciò durante il Festival di Musica d'Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio, un festival che doveva essere l'Isola di Wright italiana e che rischiò di essere una delle più grandi delusioni, con il pubblico relegato in un angolo a fronte di artisti coccolati e Rolls Royce che scortavano i vip negli lussuosi alberghi del lungomare. Fu questa donna minuta con la voce soul a prendere il cuore e le orecchie del pubblico. Salita sul palco, infatti, la cantante ammutolì lo spazio cantando "Padre davvero", che si aggiudicò quella edizione. Una vittorie che pose le basi per una carriera fatta di canzoni incredibili e cadute dolorose.

Le maldicenze sul fatto che portasse sfortuna furono solo l'ultimo capitolo di una vita artistica che la vide spesso in difficoltà, ma che ne consacrò anche l'immenso talento che la portò a scrivere successi come "Piccolo Uomo", "Minuetto", "Gli uomini non cambiano" e "Almeno tu nell'universo", tra le altre. Proprio le prime due le permisero di vincere per due volte il Festivalbar, che si sommarono ai tre premi della Critica a Sanremo, palco su cui non riuscì, incredibilmente, mai a vincere. Ma in maniera postuma, oggi, il Premio della critica è intestato proprio a lei. La Martini fu anche una delle interpreti italiane più amate all'estero, in grado di conquistare assieme a Charles Aznavour l'Olympia di Parigi e l'appellativo dell'Edith Piaf italiana.

Dotata di un incredibile talento, sia a livello interpretativo che di canto, la Martini volle, però, attorniarsi di alcuni dei maggiori autori che la musica italiana abbia visto. Lungo è stato il sodalizio con Dario Baldan Bembo, ma nei credit delle sue canzoni si possono leggere i nomi di Giancarlo Bigazzi, Franco Califano (il quale sbloccò l'impasse in cui si ritrovarono Maurizio Piccoli e Bruno Lauzi, nello scrivere "Minuetto" che diventerà un suo cavallo di battaglia), Lucio Battisti, Paolo Conte, Fabrizio De Andrè, Mogol, Ivano Fossati, con cui scrisse tra le altre cose un capolavoro come "La costruzione di un amore" e con cui condivise non solo la musica, fino a Enzo Gragnaniello con cui scrisse uno dei suoi ultimi grandi successi, "Cu ‘mme", assieme al Maestro Roberto Murolo.

Oggi sono vent'anni. Vent'anni che un attacco cardiaco, causato da un'overdose di stupefacenti, ha portato via una delle più grandi artiste che il Paese abbia visto. Oggi rimane il ricordo di una donna di successo, il resto, comprese le accuse della sorella al padre, sono solo gossip. Oggi che Mimì non c'è più a chi ha avuto la fortuna di poterla vivere resterà il suo ricordo indelebile, ai giovani, invece, le immagini d'archivio, la sua Storia e soprattutto la sua musica.